“Gli amici del Liceo Azuni” – Il cinema a trecentosessanta gradi con la collana di libri “Critical Companions to Contemporary Directors”

La pagina riservata agli amici della nostra scuola ospita stavolta un intervento estremamente interessante di un ex allievo del Liceo Azuni, oggi docente nel corso musicale dell’Istituto, che associa alla sua attività didattica, svolta con quella della ricerca anche in ambito universitario sia in Italia che all’estero, una ricca produzione editoriale come critico cinematografico, frutto di  approfonditi studi e di importanti collaborazioni a livello internazionale. In una collana di volumi dedicati all’ “opera omnia” di grandi registi, che cura come coautore insieme ad un docente di una università canadese, introduce il lettore alle infinite suggestioni della magia del cinema svelata attraverso percorsi critici interdisciplinari.  

 

 

 

 

Il cinema a trecentosessanta gradi con la collana di libri “Critical Companions to Contemporary Directors”

di  Antonio Sanna

 

Nata dopo la collaborazione a due volumi dedicati ai registi Tim Burton e James Cameron, pubblicati dalla Lexington Books  negli Stati Uniti rispettivamente nel 2017 e nel 2018, la collana di libri “Critical Companions  to Contemporary Directors” è curata da me e dal professor Adam Barkman, capo del Dipartimento di Filosofia della Redeemer University in Canada. La collana, inaugurata nel luglio del 2019 con il volume “A Critical Companion to Steven Spielberg”, è composta da  saggi dedicati ai maggiori registi dell’età contemporanea. Essa è giunta al suo quarto volume e coinvolge critici di tutto il mondo, i quali esaminano i film dei registi contemporanei attraverso una serie di prospettive interdisciplinari che includono letteratura, cinematografia, filosofia, musica, cultura popolare e di genere. Ogni volume esamina l’intera produzione di un regista, dai corti e dalle prime opere meno note fino a quelle che gli hanno portato fama e successo a livello mondiale. Scopo dichiarato della collana è quello di inserirsi attivamente nell’ambito del dibattito  contemporaneo sul cinema su scala internazionale e offrire interpretazioni originali e aggiornate delle opere di ogni regista. Nel caso di Steven Spielberg, ad esempio, i diciotto capitoli del volume a lui dedicato esaminano l’intera opera del pluripremiato regista americano, che ha letteralmente fatto la storia del cinema mondiale ed in particolare degli effetti speciali, fino ad essere definito dal critico Frank Sanello “il regista di maggior successo a Hollywood, in America, nell’Occidente, sul pianeta Terra, nel sistema solare e nella galassia”. Tutti noi abbiamo amato i film di Spielberg e siamo cresciuti con essi, da “E.T.”, “Hook”, “Capitan Uncino” e “Jurassic Park” fino a “Schindler’s List”, “A.I. Intelligenza Artificiale” e ai più recenti “Il grande gigante gentile” e “Ready Player One”. Si tratta indubbiamente di una produzione eclettica composta da film che appartengono a quasi tutti i generi cinematografici, tra i quali l’horror (“Lo squalo”), lo storico (“Amistad” e “Salvate il soldato Ryan”), la fantascienza (“Incontri ravvicinati del terzo tipo”), la commedia (“1941 – Allarme a Hollywood!” e “The Terminal”) e il drammatico (“Il colore viola”). Certamente, film come “E.T.” e la saga di Indiana Jones, giunta al suo quarto capitolo, rappresentano in modo egregio quello che è l’aspetto più leggero del cinema degli ultimi cinquanta anni, caratterizzato da storie di avventura realizzate attraverso effetti speciali spettacolari. Allo stesso tempo, però, il regista di origine ebraica ha spesso approfondito temi sociali ben più seri e problematici, affrontati attraverso la creazione di personaggi credibili e commoventi, come quelli delle famiglie disfunzionali e dell’abbandono minorile, della persecuzione razziale, della schiavitù, della violenza sessuale, della guerra e della censura dei mezzi di comunicazione. Alla pari delle opere di altri registi eclettici come Ridley Scott e Stanley Kubrick, quelle di Spielberg si prestano pertanto a letture sicuramente più tecniche, basate sulla cura degli aspetti fantastici e visionari attraverso le immagini e l’uso degli effetti speciali, oltre che a interpretazioni incentrate sullo sviluppo di temi riguardanti sia la società passata e contemporanea che la vita pubblica e privata degli individui.

 

 

La gamma e la diversità delle analisi nei capitoli che compongono “A Critical Companion to Steven Spielberg” riflettono la necessità di uno studio approfondito della complessità dell’opera del regista, di una continua revisione delle sue interpretazioni critiche, dell’uso di una prospettiva interdisciplinare e della commistione di approcci intellettuali differenti. Allo stesso tempo, in questo libro, alcune letture dell’opera di Spielberg sono prettamente letterarie. Elsa Colombani, dell’Université Paris-Nanterre, per esempio, interpreta i film fantascientifici del regista come favole moderne in cui l’infanzia viene proiettata in un futuro oscuro (si pensi a “A.I. Intelligenza Artificiale” come a una rilettura futurista e pessimistica del “Pinocchio” di Collodi). Joshua Sikora, della Houston Baptist University – Texas, rintraccia l’antica convenzione teatrale del “deus ex machina”, ovvero l’intervento provvidenziale da parte di terzi spesso al di sopra, anche letteralmente, dei personaggi, in “Jurassic Park” e “I predatori dell’arca perduta”. Sabine Planka, della Universität Siegen – Germania, mostra le somiglianze tra la figura dell’oracolo in “Minority Report” e la Pizia dell’antica Grecia. Sue Matheson, della University of Manitoba – Canada, esamina “Hook” e “Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno” attraverso i tropoi dei racconti di pirati del diciannovesimo secolo, che enfatizzano l’importanza del vigore mascolino tipico della cultura imperialistica vittoriana. Tra le letture storiche dei film di Spielberg contenute nel volume, invece, è da segnalare innanzitutto il saggio di Carl Sobocinski, del Lakeland Community College – Ohio, che rimarca l’influenza persistente degli ideali dell’impero britannico sui quattro film di Indiana Jones attraverso l’analisi della doppia personalità del protagonista, il professore vulnerabile e l’avventuriero infaticabile. Merita attenzione anche il saggio di Namaan K. Wood, della Redeemer University – Canada, e David J. Strickler, pastore della prima chiesa presbiteriana di Jefferson City in Missouri, che analizza le tematiche di invasione e colonizzazione in “Impero del sole” e “La guerra dei mondi” (rifacimento in chiave contemporanea, quest’ultimo, del celebre romanzo di H.G. Wells del 1897). Il maltrattamento delle minoranze in film come “Munich”, “Amistad” e “Schindler’s List” è poi oggetto di studio da parte di Michael Versteeg, della Western University – Canada, mentre Christopher H. Ketcham, della University of Texas, interpreta il tanto amato alieno E.T. come rappresentazione della figura di chi viene categorizzato e trattato come l’“altro”, il diverso, e, riferendosi in particolare alle più recenti applicazioni della Costituzione Americana, l’immigrato. Anche la critica di matrice filosofica ha recentemente dedicato buona parte dei suoi studi al campo della cinematografia, basti pensare a collane di libri come la “Popular Culture and Philosophy” con oltre sessanta volumi pubblicati dalla Blackwell negli ultimi venti anni. Utilizzare il cinema e la cultura popolare per trovare esempi pratici di alcuni concetti filosofici, nonché per comprenderne e spiegarne ulteriormente il significato, è una pratica molto diffusa nel nuovo millennio, e queste opere seguono espressamente tale tendenza. Le teorie filosofiche contemporanee e di altre epoche vengono applicate ai film di Spielberg da Jennifer L. McMahon, della East Central University – Oklahoma, e da Carl Sweeney, della University of Wolverhampton – Regno Unito. La prima utilizza il concetto di ansia esistenziale di Heidegger per esaminare l’ansia da mortalità rappresentata in “Lo Squalo”. Sweeney, invece, applica il concetto di eterotopia di Foucault all’interruzione degli spazi di controllo in “Jurassic Park” e “The Terminal”. Il secondo e il terzo volume della collana, pubblicati nel mese di ottobre, sono dedicati ai registi Terrence Malick e Stanley Kubrick, mentre il quarto volume di prossima pubblicazione, curato sempre da Adam Barkman e da me, analizza l’opera del regista americano Robert Zemeckis.

 

 

Note sull’autore e sulla sua produzione

Antonio Sanna si è diplomato al Liceo Azuni di Sassari nel 1996. Laureatosi con il massimo dei voti nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Sassari nel 2001, ha vissuto per cinque anni a Londra, periodo durante il quale ha completato prima un master e successivamente un Dottorato di Ricerca in Letteratura Inglese presso la University of Westminster con una tesi sulla tarda età vittoriana, le sedute spiritiche e le storie letterarie di fantasmi. Nello stesso periodo ha anche iniziato un’intensa attività di ricerca che lo ha portato, fino ad oggi, alla pubblicazione di oltre ottanta tra saggi e recensioni in riviste internazionali come “Gothic Studies”, “The Quint”, “Aeternum”, “Interactions”, “Journal of Popular Film and Television” e “The Irish Journal of Gothic and Horror Studies”. Le principali aree di ricerca nelle quali si muove sono la letteratura inglese, la letteratura gotica, il genere horror nel cinema e nella televisione, gli adattamenti cinematografici, la fantascienza, i film epici e quelli con protagonisti i supereroi. È  stato nominato cultore della materia in Letteratura Inglese presso l’Università di Cagliari nel 2012 e presso l’Università di Sassari nel 2019. Ha collaborato con università italiane e estere, tenendo lezioni e seminari a Sassari, Cagliari, Pisa, Londra, Oxford, Bucarest e Limerick. Da otto anni opera in Sardegna nella scuola privata e pubblica come docente di Lingua e Civiltà Inglese e di Sostegno e nell’anno scolastico in corso è docente di Sostegno presso il Liceo Musicale Azuni di Sassari.  Qualche anno fa ha iniziato a collaborare con il professor Adam Barkman, capo del Dipartimento di Filosofia della Redeemer University in Canada, con il quale ha pubblicato nel 2017 e nel 2018 due volumi dedicati rispettivamente ai registi Tim Burton e James Cameron. Nel 2019, sempre in collaborazione con il professor Barkman, ha inaugurato la collana di libri “Critical Companions to Contemporary Directors”, pubblicata dalla Lexington Books negli Stati Uniti, composta da alcune raccolte di saggi dedicati ai maggiori registi dell’età contemporanea. La collana, il cui primo volume si intitola “A Critical Companion to Steven Spielberg”, è ormai giunta al quarto libro e  coinvolge critici e scrittori di tutto il mondo nell’esame dei film di registi come Terrence Malick, Stanley Kubrick e Robert Zemeckis attraverso una serie di prospettive interdisciplinari che includono la letteratura, la cinematografia, la filosofia, la musica, la cultura popolare e di genere. Ogni volume esamina l’intera “oeuvre” del regista a cui è dedicato. Negli ultimi tre anni, Antonio Sanna ha anche curato autonomamente le due raccolte di saggi “Pirates in History and Popular Culture”, sui pirati nella storia, nella letteratura, nel cinema e nella cultura popolare, e “Critical Essays on Twin Peaks: The Return”, sulla terza stagione della celebre serie televisiva firmata da David Lynch. Attualmente, sta curando il completamento di dodici saggi dedicati allo scrittore gallese Arthur Machen, vissuto a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo e autore di opere come “Il grande dio Pan”, “I tre impostori” e “La collina dei sogni”, e sta inoltre lavorando ad un progetto sugli adattamenti nei vari media di “Alice nel paese delle meraviglie”, di Lewis Carroll.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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