“Azuni news estate 2020” – Basta con le discriminazioni fra uomini e donne!

La storia di qualche tempo fa relativa ad un’applicazione di messaggistica mi ha sconvolta. Su tale applicazione sono stati scoperti dei gruppi di uomini che condividevano contenuti multimediali nei quali erano presenti donne, ragazze e bambine (alle volte si trattava delle stesse mogli e figlie dei partecipanti) con lo scopo di scambiarle e collezionarle, come si fa con le figurine. Tutto questo veniva  contornato da una serie di epiteti dispregiativi affibbiati a quelle povere donne che, spesso, non avevano neanche idea di essere oggetto della perversione delle menti malate di simili individui. È forse una delle prime volte in quasi 17 anni, da quando sono al mondo (anche se non sono tanti), che ho paura di essere nata dalla “parte sbagliata”, intendo in termini di genere. Mi è capitato spesso di chiedermi: «Se fossi stata un ragazzo, quella persona mi avrebbe parlato così?», «Se non fossi stata una ragazza, mi avrebbe risposto in quel modo?». La verità è che, per quanto cerchino di propinarci l’idea che l’Italia è un Paese che riconosce pari diritti a uomini e donne, tra il dirlo e il farlo c’è di mezzo una mentalità maschilista che da sempre si insinua nella testa di tanti. Qualcuno si è mai chiesto perché Dio non viene dipinto come una donna? Perché è più facile sentire parlare di prostitute che di gigolò? Perché è più difficile trovare una donna che faccia politica? Perché guardando la foto di un ragazzo a petto nudo la gente al massimo dice «Bel fisico», mentre quando una modella compare senza maglietta le affermazioni sono «Sgualdrina», «Si deve coprire» ? Perché continuano ad esistere “lavori da uomo” e “lavori da donna”? Fa male svegliarsi la mattina, uscire per andare a scuola e già notare quante siano le differenze fra uomini e donne, andare in palestra e sentirsi guardata male dal primo che passa perché ti considera debole, fargli capire che sai cosa pensa con un’occhiataccia che tanto porterà soltanto ad un «Quella ha il ciclo o cosa?». Fa male crescere sentendosi dire quali sono i giocattoli per i maschietti e quelli per le femminucce, quali sono i lavori da maschio e quelli da femmine. E potrei continuare all’infinito con riferimenti di questo tipo.

 

 

Faccio qualche esempio concreto, così che sia possibile per tutti capire di cosa sto parlando. È sabato sera e stai tornando a casa, è tardi, odi fare quella strada a piedi, il buio la rende spaventosa, quasi non la riconosci, non sai se hai bisogno di vedere persone o se il fatto che tu possa incontrare qualcuno possa metterti ancora più angoscia. Ad ogni angolo preghi che non ci sia nessuno e di fronte a ogni ragazzo che passa abbassi lo sguardo sempre di più. Provi a cercare qualcuno che ti tenga compagnia : sono soltanto cinque minuti, ma non importa, perché basta che passi il solito cretino in auto che abbassa il finestrino e fischia e tu sei già nel panico. Varcare la soglia di casa diventa l’esperienza più bella del mondo, in un attimo spariscono le ansie e le paure. Un’altra occasione in cui non sai se piangere o sfondare la parete a pugni è quando vai in palestra, come dicevo prima, entri e ti ritrovi gli occhi di tutti puntati addosso. I tuoi leggins prendono quasi vita, tanto si sentono osservati, e ti chiedi perché hai messo solo il reggiseno sportivo : beh, per una volta eri in pace con il tuo corpo e ti sentivi bella. Ma non finisce qui. Ad ogni esercizio nel quale devi dimostrare forza, è come se i maschi presenti nella stanza fossero connessi telepaticamente e ridessero di te, è come se pensassero che tu non possa farcela ancora prima che inizi. Finire l’esercizio diventa una sfida, come se dovessi dimostrare qualcosa, e ogni volta che ti senti stanca ti ricarichi soltanto per vedere loro costretti ad abbattere quei pregiudizi. Ora qualcuno starà pensando : «Tutto molto interessante, ma qualcosa di concreto?». Potrei citare una serie di dati su femminicidi e violenza di genere, ma personalmente li trovo agghiaccianti e non del tutto efficaci per farsi capire, nonostante la loro tragicità. Racconto allora un episodio, accaduto veramente, nel quale non si tratta soltanto di sguardi o di fischi lanciati da lontano. Un pomeriggio come un altro, una ragazza decide di andare a fare nuoto libero, si allena  in piscina già da tempo e quel giorno vuole soltanto fare un po’ di esercizio in più. Entra in vasca pronta per partire, quando un uomo sulla cinquantina le tocca il sedere: nulla di strano, quante volte in piscina si prendono colpi e ci si tocca per sbaglio? Quello che non ha notato è che stavolta non è successo affatto per sbaglio, infatti ad un tratto l’uomo le si avvicina e dopo qualche complimento sul suo fisico decide di importunarla con domande personali e inopportune. La ragazza, abbattuta, esce dall’acqua e non riesce a continuare l’allenamento. Esempi come questo ne esistono a centinaia. Basta mettere piede in un locale il sabato sera per vedere ragazze che vengono “approcciate” in maniera davvero poco cordiale. Basta passeggiare per le strade la sera per sentirsi addosso occhiate impertinenti e sentire commenti poco piacevoli, oppure fare attenzione agli sguardi delle persone quando si cammina in spiaggia o ascoltare, sul posto di lavoro, come qualcuno si rivolge ad una sua collega.

 

 

Con queste parole voglio arrivare a dire soltanto alcune cose a tutte le persone che hanno scritto sull’applicazione di messaggistica di cui ho parlato all’inizio, definendo le donne “oggetti sessuali” o “stupide t…. che non si meritano altro che quello”.  Immaginate di svegliarvi, un giorno, indifesi e circondati da una società in cui non potrete mai sentirvi a vostro agio, nella quale il solo indossare una determinata maglietta potrebbe portare a subire degli abusi; una società alla quale  non importa quanto voi siate seri nel vostro lavoro perché nessuno vi prenderà sul serio.  Immaginate di non sentirvi mai all’altezza delle aspettative, indecisi su cosa fare, se rispondere a chi vi manca di rispetto o incassare perché quello è il vostro posto e, che vi piaccia o no, dovete tenervelo stretto. Immaginate di camminare nella strada di casa con la costante sensazione che vi seguano. Immaginate di provare tutto questo e sarà allora, soltanto allora, che forse capirete.

 

Beatrice Faggi
Classe 3^ D Liceo Classico

 

 

 

 

 

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