“Azuni news estate 2020” – Mai indifferenti alle ingiustizie e al razzismo

Si chiamava George Floyd l’afroamericano di 46 anni originario di Houston, in Texas, ucciso lo scorso 25 maggio dal poliziotto Derek Chauvin a Minneapolis, dove la vittima viveva da anni e lavorava come buttafuori. Secondo l’ormai nota ricostruzione dell’accaduto, avvenuta anche grazie a diversi testimoni che hanno ripreso la scena con le videocamere dei propri telefoni portatili, Floyd si era recato nel negozio in cui solitamente comprava le sigarette e dove era conosciuto da tempo. Quel giorno, però, nel negozio non c’era il solito venditore ma un ragazzo che non conosceva George e che ha chiamato il 911 dopo che quest’ultimo ha cercato di pagare con una banconota da venti dollari falsa. Uno dei poliziotti sopraggiunti sul luogo, Derek Chauvin, dopo un primo controllo ha afferrato Floyd e lo ha buttato a terra premendo con un suo ginocchio contro il collo dell’uomo (una manovra di contenimento vietata in molti Paesi del mondo ma non negli Stati Uniti) per più di otto minuti, nonostante le suppliche di George che continuava a ripetere «Please, I can’t breathe», «Per favore, non riesco a respirare», finendo così per ucciderlo.

 

 

Il fatto che ha reso ancora più disumano e eclatante questo gesto è che George Floyd è soltanto uno degli ultimi   afroamericani uccisi negli Stati Uniti da poliziotti bianchi. Tra questi vi sono stati Trayvon Martin, Mike Brown, Tamir Rice, Eric Garner, Freddie Gray e molti altri di cui si sta sapendo pubblicamente soltanto in questi ultimi giorni. E’ così che dal 25 maggio scorso in molte città degli Stati Uniti e di tutto il mondo, in Europa soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Italia, sono iniziate le proteste contro una piaga che purtroppo dilaga fin dalle origini della vita umana un po’ dappertutto, vale a dire il razzismo. Anche il mondo dei social si è mobilitato per sostenere il movimento BLM, sigla che sta per Black Lives Matter, “Le vite delle persone di colore contano”. Una grande folla di protestanti è perfino riuscita, nella notte dello scorso 1 giugno, a raggiungere la Casa Bianca e ad appiccare un incendio nelle vicinanze dell’edificio, ragione per la quale il presidente Donald Trump ha dovuto rifugiarsi con la sua famiglia in un bunker per tutelare la propria sicurezza. Il mondo sembra essersi schierato: il potere delle piazze e dei social contro il Governo Americano che pare ignorare ancora forme di discriminazione come questa. Perfino la squadra di hacker che si identifica con il nome di “Anonymous” ha dichiarato guerra contro Trump. Da una parte, dunque, le forti proteste dei cittadini e dall’altra, puntuali, altri casi di repressione violenta da parte dei poliziotti nei confronti di persone di colore, confermati da testimonianze scioccanti che ormai sono dappertutto nella rete, nella quale si susseguono anche link d’informazione, petizioni e addirittura donazioni o spot pubblicitari con lo scopo di monetizzare la  protesta per destinare il ricavato ad organizzazioni che rischiano perfino di contrarre il Coronavirus pur di far sentire la loro voce sulle strade. E’ proprio grazie a chi protesta ogni giorno contro le ingiustizie che George Floyd non è morto invano. Sono tutti George coloro che protestano in prima persona violando il lockdown o da casa su internet; sono tutti George gli adolescenti vittime di bullismo anche in ambiente scolastico; sono tutti George le donne e gli uomini che devono rassegnarsi ai “ruoli” loro imposti dalla società; tutti noi siamo George. Per quanto possa essere piccolo o grande un nostro gesto, infatti, da uno slogan lanciato su Twitter fino al martirio di una persona che si rifiuta di far parte di un sistema sociale come quello americano, è sempre meglio esprimerlo che restare indifferenti davanti ad ingiustizie come quelle a sfondo razziale. Non importa quanto si è piccoli o alti, magri o formosi, di che colore siano i capelli o la pelle, quale sia l’identità di genere, se si amino gli uomini, le donne, entrambi o nessuno dei due : l’importante è ricordarsi che non si è mai troppo poco per fare qualcosa. E’ per questo che anche noi giovani, dai social o nelle piazze, dobbiamo gridare oggi e per sempre giustizia per George Floyd, perché l’ingiustizia e l’indifferenza non valgano più delle manifestazioni e soprattutto della nostra singola voce.

 

Ginevra Chianese
Classe 1^ E  Liceo Classico

 

 

 

 

 

Lascia un commento