Ieri dalla Liberazione alla Repubblica, oggi dalla ritrovata libertà alla rinascita

In occasione della ricorrenza della Festa della Repubblica, che quest’anno ha un significato di particolare intensità dopo il periodo più difficile dell’emergenza causata dal Coronavirus, il nostro giornale pubblica un vero e proprio “Manifesto” che raccoglie alcune parti delle riflessioni che un gruppo di allieve e allievi della classe 5^ B del Liceo Classico ha formulato subito dopo la Festa della Liberazione dello scorso 25 aprile, celebrata con i condizionamenti delle restrizioni imposte dalla pandemia ma non per questo con meno intensità ed anzi con un valore ancora più profondo per il futuro e le prospettive di tutta la comunità nazionale. Due momenti  determinanti per la storia del nostro Paese, tra loro strettamente legati seppure nell’arco temporale di oltre un anno, poiché le vicende che portarono alla Liberazione posero senz’altro le basi, nella coscienza popolare, per la scelta referendaria del sistema repubblicano. Le considerazioni degli studenti sono nate da un’iniziativa della loro docente di Storia e Filosofia, la professoressa Raffaela Podda, che ha chiesto ai suoi allievi con una specifica consegna di scegliere e commentare un punto di uno dei discorsi istituzionali pronunciati sul settantacinquesimo anniversario della Liberazione dalla tre più alte cariche dello Stato, ovvero il Presidente della Repubblica, la Presidente del Senato e il Presidente della Camera dei Deputati. La stessa docente ha rilevato nelle parole degli studenti capacità di attualizzazione dei fatti storici analizzati e dei valori con essi affermatisi, nonché spirito critico, responsabilità individuale, senso di appartenenza e di fratellanza, di solidarietà ed unità. Tutti contenuti, approfondimenti e rielaborazioni personali in perfetta attinenza con gli argomenti di studio e gli obiettivi formativi di Cittadinanza e Costituzione, una delle discipline sulle quali si articolerà il colloquio orale previsto quale prova unica dell’esame di Stato di fine ciclo di quest’anno.

 

 

Sulle scale deserte dell’Altare della Patria, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha omaggiato il milite ignoto. La tradizione non è mai stata così attuale come quest’anno: nel 75° anniversario della Liberazione del 25 aprile 1945, infatti, l’evento ritorna al suo primario significato di rinascita del Paese. Nel suo discorso,  il Capo dello Stato ha indicato nella coesione sociale l’unica via, come già avvenne nel 1945, per risollevarci nuovamente da una profonda crisi che attanaglia ormai l’intero pianeta. Come allora, si ritrovano sul campo tanti alleati con un unico nemico in comune: settantacinque anni fa il Nazifascismo, oggi il Covid-19. In questo momento l’aiuto reciproco fra genitori e figli all’interno delle famiglie, fra cittadini, tra regioni e tra Stati non può che essere l’arma vincente per sconfiggere un silenzioso ed invisibile nemico. E anche se non abbiamo ancora vinto questa dura battaglia, il nostro senso civico ed etico può salvaguardarci.

Anna Zazzu

 

Ritengo che le parole del nostro Presidente della Repubblica siano state molto incoraggianti, soprattutto nel periodo difficile nel quale ci troviamo, e che sia fondamentale ricordare ai giovani come me quanto sia essenziale la libertà, in quanto diritto fondamentale garantito dal tredicesimo articolo della nostra Costituzione, una conquista combattuta e frutto di grandi sacrifici.

Angela Carta

 

Richiamiamo alla nostra vita di tutti i giorni quali motivi spinsero il nostro Paese a lottare per la libertà, per  la conquista di valori che sono alla base dello stare bene insieme. Una libertà che, così come in passato si è riusciti a rivendicare, oggi è nostro dovere mantenere.

 Aurora Cervo

 

«Con tenacia, con spirito di sacrificio e senso di appartenenza alla comunità nazionale, l’Italia ha superato ostacoli che sembravano insormontabili». Queste sono alcune delle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 aprile 2020, nella ricorrenza del 75° anniversario della Liberazione. Penso che celebrare questa data e prendersi un momento per riflettere sia stato e sia sempre importante ed essenziale soprattutto per il nostro futuro. Una cosa di cui sono convinta è che l’Italia sia caratterizzata da una tenacia straordinaria, che ha reso possibile ogni tipo di vittoria finora conseguita. L’Italia è forte e si rialzerà, proprio come ha fatto 75 anni fa.

Chiara Delogu

 

Ci sono stati uomini, donne e ragazzi che hanno donato la loro vita contro la ferocia della dittatura e a favore di quegli ideali che sono oggi i valori fondamentali della nostra Costituzione. E’ grazie alle valorose gesta della Resistenza italiana se oggi abbiamo nella nostra carta costituzionale, tra gli altri, l’articolo 11, che ripudia la guerra, o l’articolo 21 che difende la libertà di pensiero e di stampa. La Resistenza, e la sua difesa del concetto di libertà in ogni sua manifestazione, hanno permesso la fondazione della nostra Repubblica e la condanna dei regimi del terrore. Una Repubblica che «garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell’uomo», diritti come quelli all’istruzione, al lavoro, alla vita e alla salute. E non è forse proprio quest’ultimo quello che vediamo difendere e affermare assiduamente da centinaia di medici in corsia? Non stanno forse anche loro rischiando la vita ogni giorno per garantirci tale diritto?

Clara Carboni

 

Il Presidente della Repubblica ha aperto il suo discorso ricordando i motivi storici della celebrazione della ricorrenza della Liberazione. Tali motivi, secondo me, non dovrebbero essere mai dimenticati, e dobbiamo essere noi giovani a tramandarli alle generazioni future.

Alessandro Fiori

 

La celebrazione del settantacinquesimo anniversario della liberazione dell’Italia dal Nazifascismo è avvenuta anche quest’anno in un giorno ricco di memoria, nel quale sono stati ricordati i partigiani, eroi della Resistenza, il loro coraggio e le loro azioni. In questo contesto la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha sottolineato l’importanza del sacrificio di coloro che hanno dato tutto, perfino la vita, per la costruzione di un Paese migliore, coltivando sempre nel cuore valori quali la libertà, la solidarietà e la fratellanza. In questi giorni particolari, ancora in stato di emergenza sanitaria, ci rendiamo conto di quanto sia importante la libertà poiché siamo rimasti chiusi nelle nostre case senza poter uscire se non per casi di assoluta necessità. Allo stesso tempo, c’è stata una gara di solidarietà per poter sopperire alle esigenze primarie delle persone meno fortunate, all’insegna della fratellanza. Se noi al giorno d’oggi possiamo parlare di libertà, fratellanza e solidarietà è soltanto grazie al dono che abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti, che hanno combattuto e resistito a qualunque costo pur di arrivare a questo risultato. Il mio pensiero, a questo punto, va a quelle persone che hanno conquistato questi valori e li hanno trasmessi a noi. In particolare, penso a tutti coloro che, ospiti all’interno delle case di riposo, sono morti a causa del Covid-19 e se ne sono andati mesti e silenziosi, così come forse è stata umile e silenziosa la loro vita fatta di lavoro e di sacrifici. Se n’è andata una intera generazione e con essa se ne sono andati l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto. Se ne sono andati senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se n’è andata così la memoria storica del nostro Paese, con quelle persone che ci avrebbero potuto ancora raccontare anni e anni di vita. La tristezza mi pervade mentre rifletto su tutto questo.

Giorgia Granata

 

Abbiamo ricordato anche quest’anno il giorno in cui, settantacinque anni fa, abbiamo ripreso in mano la nostra libertà. Lo abbiamo fatto in un periodo, come quello attuale, in cui l’esercizio di questa stessa libertà è stato limitato dal rimanere nelle nostre abitazioni per proteggere noi stessi, ma soprattutto i beni più preziosi del nostro Paese, ovvero la famiglia e gli anziani. “Uniti intorno al Tricolore”, ecco come definirei quello che in questa fase hanno fatto e fanno tutti gli italiani responsabili e consapevoli del peso delle loro azioni. Immagino la mia Italia così, unita oggi come allora per raggiungere insieme un altro traguardo importante che rimarrà scritto nella storia.

Lara Me

 

Penso che la frase che riassume meglio il messaggio rivolto quest’anno agli italiani in occasione della ricorrenza della Liberazione dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sia questa:«E dunque avvertiamo la consapevolezza di un comune destino come una riserva etica, di straordinario valore civile e istituzionale. L’abbiamo vista manifestarsi, nel sentirsi responsabili verso la propria comunità, ogni volta che eventi dolorosi hanno messo alla prova la capacità e la volontà di ripresa dei nostri territori». Se il comune destino è rappresentato dal nostro essere umani, l’empatia, la solidarietà e il rispetto diventano fondamentali nella piena realizzazione di noi stessi e del nostro futuro, mentre il passato diventa il nostro strumento per capire come agire nel presente.

Francesca Angius

 

L’emergenza causata dal Covid-19 ci ha costretti a casa, impedendoci di vivere la vita come sempre l’abbiamo conosciuta, e questo è stato ben visibile anche nelle celebrazioni del 25 Aprile per la ricorrenza della Liberazione : niente parata, nessuna folla davanti all’Altare della Patria ma tutti nelle proprie case con la famiglia, ed è in questo che consiste la nuova lotta degli italiani. Niente fucili, bombe, attacchi frontali, esercito, ma non per questo è più facile. Siamo stati privati delle nostre abitudini, dei nostri rapporti, della nostra libertà, ma è veramente così? La mia libertà finisce dove comincia quella dell’altro, e dobbiamo sempre tener presente che “libertà” non vuol dire “sciolto da ogni legge” ma un diritto che permette di seguire le proprie idee e i propri desideri senza però sopraffare l’altro. È necessaria, perciò, una “coesione sociale” nella quale ognuno si impegni per permettere la libertà di tutti, non soltanto di se stesso. Ed è proprio quello che stiamo facendo ora : siamo tutti liberi di scegliere cosa fare, ma per il bene nostro e per quello di tutti stiamo limitando al massimo la nostra libertà per poi tornare, un giorno, alla nostra solita vita. È così che si può garantire lo sviluppo di un grande Paese, grazie ai legami che si creano tra tutti i suoi cittadini, vicini o lontani che siano, perché la libertà non può essere vissuta senza senso della solidarietà.

Speranza Masia

 

«Riserva etica di straordinario valore civile e costituzionale»: è così che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante la celebrazione della ricorrenza del 25 aprile all’Altare della Patria, ha definito la Resistenza e la Liberazione. L’affermazione del Presidente è tanto vera quanto sacrosanta, infatti la Resistenza, attraverso la dura lotta al fianco degli Alleati, è riuscita nell’impresa di liberare l’Italia dalle truppe nazifasciste e dunque ha reso possibile l’affermazione della libertà e di tutti quei diritti che oggi sono alla base della Costituzione, oltre ad essere stata un esempio di coraggio e quindi di una condotta morale guidata da un forte senso civico. Tale condotta è quella da assumere anche in una situazione di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo oggi, poiché essa è necessaria per il superamento di una simile difficoltà e per la ripartenza, che il Presidente Mattarella ha paragonato a quella messa in campo sia nel primo che, soprattutto, nel secondo dopoguerra. Per raggiungere un obiettivo del genere è indispensabile l’impegno di combattenti di prima linea: in passato lo sono stati i partigiani che combattevano i nazifascisti, nel presente lo sono i medici, gli infermieri e il restante personale sanitario che combattono il Covid-19. Ma la prima fila, per poter vincere la battaglia, necessita di una ottima retrovia, ovvero del ruolo che oggi ricoprono in particolare le Forze dell’Ordine e le Forze Armate, tutti i lavoratori, in primis quelli del settore alimentare, e tutti i cittadini che rispettano le misure di prevenzione per il bene comune. I partigiani combatterono per la libertà, ed altrettanto facciamo noi tutti oggi. Lottiamo infatti per la libertà di poter vivere, che in questo periodo è compromessa poiché compromessa è anche la salute, e lo facciamo con un senso di solidale fratellanza che ci avvicina nello spirito nonostante il fatto che dobbiamo restare fisicamente distanti.

Michele Spanu

 

Una dimostrazione di solidarietà, rispetto e libertà è proprio la situazione in cui ci troviamo ora: quella dell’emergenza causata dal Coronavirus. Rispettiamo scrupolosamente le regole perché vogliamo bene al prossimo. Mettiamo al primo posto il bene comune e il diritto alla vita, che include il diritto alla libertà, perché senza la salute non possono esserci né vita né libertà.

Camilla Mitchell

 

Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, dalla Presidente del Senato e dal Presidente della Camera in occasione del 25 Aprile 2020, la data della ricorrenza del settantacinquesimo anniversario della liberazione dal Nazifascismo, ci portano a riflettere su tanti temi. Primo fra tutti quello del coraggio di tutte le persone che hanno dato la vita per far sì che l‘Italia fosse il Paese che è oggi. Vengono richiamati, dunque, quei valori di libertà, solidarietà e fratellanza che sono alla base della vita civile e sui quali si fondano i principi fondamentali della Costituzione italiana. Si può citare a questo proposito, ad esempio, l‘articolo 2 della nostra carta costituzionale che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l‘adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». O, ancora, si può ricordare quanto stabilisce l‘articolo 13: « La libertà personale è inviolabile […]». Inoltre, ciò che si afferma all‘articolo 22: «Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome». E infine, quello che sancisce l’articolo 3 : «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l‘eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l‘effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all‘organizzazione politica, economica e sociale del Paese»

Letizia Scarpa

 

Nel suo discorso per la ricorrenza dell’anniversario della Liberazione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non si è limitato al solo ricordo degli eventi accaduti 75 anni fa ma ha posto anche la questione della trasmissione dei valori e dei principi che hanno animato il nostro Paese nel periodo compreso tra la caduta del Fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Soltanto assicurandosi che la memoria storica dell’antifascismo venga trasmessa alle generazioni future, infatti, si può essere certi del fatto che, qualora si dovessero presentare di nuovo minacce autoritarie alla libertà, ci possa essere una risposta forte e unitaria come quella che si è avuta in passato contro il Fascismo.

Luca Tavera

 

Personalmente, nel discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la ricorrenza del 75° anniversario della Liberazione, ho trovato molto toccante il paragone tra coloro che sono stati in prima linea per contrastare la dittatura e tutte le persone che in questo difficile periodo per l’Italia, e per il mondo intero, sono a loro volta in prima linea per cercare di sconfiggere un altro “nemico”. Essendo  passato tanto tempo, non per tutti è facile capire pienamente il vero significato della giornata in cui si celebra l’anniversario della Liberazione. In questo senso, si sentono spesso commenti poco inerenti al contesto o altri di persone che sostengono si tratti di una ricorrenza dedicata soltanto a chi è schierato secondo un certo orientamento politico.

Sara Solinas

 

Quando arriverà il giorno in cui il Coronavirus non avrà più influenza sulle nostre vite, potremo dire di avercela fatta e saremo sempre più orgogliosi del nostro Paese, di rivedere un’Italia rinata dopo essere stata ricostruita da tutti noi. E non solo, ma potremo essere orgogliosi anche di noi stessi, del nostro senso di responsabilità e di fratellanza, di quello stesso spirito che ci ha sempre accompagnati e che siamo stati in grado di mantenere senza disperderlo.

Natalie Brusset

 

«Viva l’Italia! Viva la Liberazione! Viva la Repubblica!» Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiuso così il suo messaggio ufficiale in occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione. Una giornata che quest’anno è stata incentrata anche sull’esortazione alla resistenza contro l’epidemia del COVID-19 e sulle dure condizioni di isolamento alle quali siamo stati costretti in questo ultimo periodo. Il messaggio è chiaro, sicuro e conciso: unire le forze, sopportare la situazione critica e uscirne più forti di prima.

Alessandro Pischedda

 

 

 

 

 

 

 

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