Isolamento o isola deserta?

Cara lettrice e caro lettore, ti pongo una domanda: preferiresti essere nuovamente costretto a vivere in isolamento a casa, per via di un orrendo nemico invisibile che non riesco neanche a nominare, o catapultarti in un’isola deserta? Be’, la risposta a questa domanda, letta superficialmente, non presenterebbe alcuna difficoltà : io stessa sceglierei immediatamente la seconda opzione, ma le parole di questo quesito andrebbero ben pesate e analizzate. Nel lungo periodo di isolamento, chiusa nella mia abitazione, sono passati sia velocemente che lentamente tanti pensieri all’interno della mia testa che, anche se sono ancora molto giovane, può contenere una moltitudine di concetti. Grazie alla mia insegnante di Italiano, ho avuto modo di riflettere anche su queste due scelte apparentemente banali leggendo un brano tratto dal libro intitolato “Il signore delle mosche”, di William Golding, che  parla di alcuni ragazzi di età diverse costretti a vivere su un’isola deserta senza l’aiuto di alcun adulto o di qualche mezzo tecnologico. Dopo l’esperienza dei mesi scorsi, spero che tutti abbiano capito quanto sia importante il contatto fra le persone. Io, oltre a questo aspetto, non avrei mai pensato di desiderare così tanto di andare in determinati luoghi, avendo sempre dato per scontato di poterlo fare. Prima del periodo di isolamento, ero abituata a compiere azioni quasi “meccaniche”, un po’come una sorta di robot : mi alzavo ogni giorno alla stessa ora, andavo a scuola, vedevo le solite persone, pranzavo, andavo in palestra, studiavo, cenavo e dormivo. E poi il programma ripartiva, dalla mattina, con gli stessi passaggi. Tutte le persone che solitamente vedevo mi sono mancate e molte ancora mi mancano, persino quelle con cui magari scambiavo a malapena uno sguardo o accennavo un saluto. Ma non voglio soffermarmi su ciò che mi è mancato o ancora mi manca, bensì sull’isola deserta. Questo aggettivo,“deserta”, si è ben capito? Non so se è chiaro. Un’isola può essere paradisiaca appena ci si arriva ma, ribadisco, “deserta” significa che devi arrangiarti per sopravvivere.

 

 

Non ci sono soldi che spuntano sugli alberi e, anche se ci fossero, non servirebbero più di tanto, poiché non si saprebbe come spenderli. Si dovrebbe semplicemente vivere seguendo il proprio istinto e la propria ragione, insieme alle altre persone che si avrebbero accanto in questa sorta di avventura. Nel libro di Golding, i ragazzi inizialmente si organizzano in modo ottimale ma, chiaramente, essendo ancora giovani e non avendo nessun aiuto, dopo un po’ di tempo hanno qualche difficoltà e sembra quasi che tornino al periodo in cui l’uomo non parlava e non aveva a disposizione alcuna cosa già creata, poiché era lui a dover creare qualcosa di nuovo. Ed è a questo punto che entra in azione l’istinto, la parte animale che c’è in noi, ma bisogna stare attenti ad accoglierla mantenendo allo stesso tempo l’uso della ragione, con la quale l’uomo è riuscito a realizzare tante cose, probabilmente anche oscurando un po’ ciò che è entrato in gioco con quei ragazzi. È come se il mondo che prima consideravamo un paradiso si fosse trasformato in un inferno, talmente sono stati tanti i danni che abbiamo subito negli ultimi mesi. Stiamo imparando ad apprezzare tanti piccoli momenti e a sognare ciò che prima ci sembrava scontato. Quando guardiamo dalle finestre delle nostre case i palazzi e gli alberi, secondo dove abitiamo, sentiamo la nostalgia del poter camminare liberamente e magari anche di scontrarci con qualcuno per la sbadataggine, di poter abbracciare degli amici, di respirare l’aria indescrivibile della libertà. Se ci facciamo caso, noi siamo quelli che hanno dovuto giustamente stare a casa, mentre i ragazzi protagonisti de “Il signore delle mosche” devono stare all’aria aperta. Come ho già detto all’inizio di questa mia riflessione, durante il periodo di isolamento avremmo scelto probabilmente anche noi di andare su un’isola deserta, ma stando a casa abbiamo avuto quasi tutto a disposizione e abbiamo anche potuto contattare i nostri cari e i nostri amici. Ripropongo quindi la domanda: è meglio l’isolamento o un’isola deserta?

 

Marta Forteleoni
Classe 1^ D Liceo Classico

 

 

 

 

 

 

 

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