“Inner Demons”, una danza per ritrovare se stessi…

Una nostra nuova redattrice, studentessa del quinto anno del Liceo Coreutico, ha realizzato una coreografia per lanciare con la danza un suo messaggio ai lettori in tempo di Coronavirus. L’ha intitolata “Inner Demons” (“Demoni Interiori”) e ha voluto spiegarla con un articolo che segue il filmato della rappresentazione, realizzato in totale autonomia. Per avviare il video, basta cliccare sulla freccia. 

 

 

Ho deciso di realizzare questa breve ma intensa coreografia per mandare un messaggio ben preciso, che forse solo in pochi riescono a percepire e a cogliere nel suo significato più profondo. Durante l’ultimo periodo di quarantena, nel quale non sono mai uscita di casa, ho avuto la possibilità di fermarmi. Fermarmi a riflettere su me stessa, sulle altre persone, su ciò che ci circonda. Mi sono sentita molto sola, ammaliata e trascinata dai pensieri del passato. Come si può fuggire dalle voci che ci sono dentro la propria testa? Non si può.Viviamo di illusioni, di dolori e di dubbi inculcati in noi da internet e dalle nuove tecnologie, che pretendono sempre di più soprattutto da noi giovani. Questa sensazione di stanchezza interiore mi fa spesso venire voglia di “spegnermi” e di andare in un posto lontano. Eppure so che non posso fuggire da me stessa per sempre, ma devo fare ritorno e riuscire ad amarmi. Amarmi con i miei pregi e difetti, imparando a conoscermi e ad accettarmi così come sono davvero. Sono arrivata alla conclusione che, ora come ora, siamo talmente abituati ad essere circondati da tutta questa tecnologia che ne siamo assoggettati. Certo, come ogni cosa, anch’essa ha i suoi pro e i suoi contro e io ho capito che se da una parte ci fa restare più uniti, dall’altra ci fa sentire ancora più soli. O meglio, quando la solitudine ce l’hai dentro, cosa fai? Ho sviluppato la mia coreografia partendo da questo quesito, che ho voluto rappresentare per fare riflettere sui temi riguardanti l’apparenza e per evidenziare l’importanza della propria immagine su internet e sui media. Ho puntato, cioè, sul concetto che le persone appaiono sui “social” spesso, se non sempre, in maniera completamente differente da come sono nella vita reale, una maniera che si potrebbe definire finta e perfetta. Le insicurezze che ci rappresentano nel mondo reale, nel mondo dei “social” vengono eliminate, un po’ per paura di non essere accettati dagli altri, un po’ forse perché non ci si vuole mostrare per quello che si è davvero. Spesso queste “restrizioni”, che ci vengono imposte, ci impediscono di essere noi stessi e ci fanno sentire in dovere di omologarci agli altri. Con questa coreografia, ho voluto rappresentare e trasmettere un messaggio ben preciso, basato su esperienze personali vissute nel passato, nelle quali per me l’apparenza e l’immagine erano fondamentali ed essere perfetta era sinonimo di magra, magrissima, con il peso, la magrezza eccessiva e le ossa in vista che erano il premio per una vita felice. Ma no! Quella era solo apparenza, perché poi mi sono immersa dentro un oceano e, andando più a fondo di giorno in giorno, lo trovavo sempre più buio. Era inutile cercare un’altra via di fuga o provare a riemergere, ormai sapevo che quella era la mia “strada”, e che ero destinata a toccare il fondo. Ma proprio in quel fondo, che mi sembrava così buio, ho trovato uno spiraglio di luce. Una luce prima fioca, poi sempre più forte e luminosa, che mi ha fatto riemergere e mi ha fatto respirare, dopo tanto tempo, l’aria della vita.

 

Paola Lochi
Classe 5^ CO Liceo Coreutico

 

 

 

 

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