Luis Sepúlveda, ora puoi volare!

Il Coronavirus si è portato via anche lui, che aveva resistito al carcere ed alle torture dedicando poi tutta la sua vita alla difesa della libertà, dei diritti civili e dell’ambiente. A Luis Sepúlveda, scrittore letto ed amato in tutto il mondo, un nostro  collaboratore esterno, già redattore di “Azuni news” ed ora studente universitario, ha dedicato un ricordo tracciandone il profilo e l’opera, con particolare riferimento alla vicenda narrata nella “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”.

 

Luis Sepúlveda Calfucura ci ha lasciato appena qualche settimana fa e già sentiamo la sua mancanza. Lo scrittore, nato nel 1949 ad Ovalle, in Cile, fu costretto a lasciare il suo Paese dopo la sua incarcerazione ad opera del generale Pinochet. Sempre attivo dal punto di vista politico, si iscrisse da ragazzo alla “Gioventù Comunista” e poi al Partito Socialista, quindi collaborò con Amnesty International e Greenpeace. Visse per molti anni in Europa, dove imparò a parlare fluentemente francese e italiano. Successivamente si trasferì in Spagna e lì ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta lo scorso 16 aprile in ospedale, a Oviedo, dopo aver contratto il Coronavirus durante un viaggio in Portogallo. Artista a tutto tondo, fu redattore di diversi giornali e si occupò di regia e sceneggiatura teatrale. Scrisse numerosissime opere, tra le quali “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Proprio da quest’ultima è tratto l’omonimo film, prodotto da Cecchi Gori Group e diretto da Enzo D’Alò nel 1998, che ha incassato a suo tempo oltre 12 miliardi di lire diventando la pellicola italiana d’animazione di maggior successo commerciale. Il film, premiato anche con un “Nastro d’Argento speciale”, vanta un’ottima colonna sonora che comprende i celebri singoli “So volare”, scritto e interpretato da Ivana Spagna, e “Siamo gatti”, di Samuele Bersani.

 

 

La storia è ambientata ad Amburgo, dove il malvagio Grande Topo, al quale dà voce Antonio Albanese, guida una banda di topi pronta ad impadronirsi della città. Un gruppo di gatti composto dal protagonista Zorba (un gatto nero con una macchia bianca, doppiato da Carlo Verdone) oltre che da Colonnello, Segretario, Diderot e dal micio Pallino, è disposto a fare saltare il perfido piano della combriccola di roditori. Dopo un breve scontro, i buoni vengono messi in fuga e sulla strada del ritorno incontrano Bubulina, una gatta domestica siamese di cui Zorba si innamora. Il giorno seguente, uno stormo di gabbiani in migrazione, mentre si ciba di aringhe lungo la costa, si imbatte in una pozza di petrolio. Una gabbiana di nome Kengah, che ha in grembo il suo primo uovo, rimane ferita e, con le sue ultime forze, spicca il volo ma precipita poco dopo nel giardino della casa dove abita Zorba. La gabbiana, poco prima di spirare, depone il suo uovo e fa promettere al gatto di averne cura e di insegnare al nascituro a volare. Pochi giorni dopo la morte di Kengah, dall’uovo nasce una gabbianella che viene chiamata Fortunata dal gruppo di gatti, soprannominata poi Fifì dagli amici. Zorba, aiutato dagli altri gatti, non soltanto riesce a sventare il malefico piano di Grande Topo ma insegna anche alla gabbianella a volare, nonostante lui sia  un felino. Indispensabile è, a questo scopo, l’aiuto della gatta Bubulina e del suo padrone Poeta, doppiato, nella versione italiana del film, proprio dal compianto Luis Sepúlveda. Dopo aver imparato a volare, Fortunata si unisce ad uno stormo di gabbiani, iniziando così una nuova vita. Questa storia, popolarissima anche dopo più di vent’anni, ha l’obiettivo di trasmettere i valori dell’accoglienza, dell’amore e del rispetto verso il prossimo. Lo spettatore viene dunque invitato ad una riflessione interiore, utile non soltanto ai più piccoli ma anche ai ragazzi più cresciuti ed agli adulti. Fortunata, seppure così diversa dal suo papà acquisito Zorba, si sente un gatto e vorrebbe crescere come tale. Presto però è costretta a fare i conti con la sua vera natura e impara a volare, perchè, citando una delle battute più note del film, “Vola solo chi osa farlo”. Fa da cornice alla storia una velata (ma non troppo) critica di Sepúlveda a noi umani, colpevoli di inquinare il pianeta danneggiando così molte specie animali. Questo è invece il caso in cui l’opera negativa dell’uomo ha fatto unire  due specie diverse, gatti e gabbiani, che si sono unite per una giusta causa e ci hanno permesso di vedere il primo “gatto volante” della storia.

 

Enrico Baroffio
(diplomato nell’anno scolastico 2018-2019, classe 5^ C Liceo Classico)

 

 

 

 

 

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