Pazienza, tenacia e speranza in attesa del ritorno alla normalità

Il testo in versi che segue, scritto da una nostra nuova redattrice, è stato ispirato da una bella iniziativa didattica proposta dalla professoressa Monica Salis, docente di Latino e Greco, ai suoi allievi della classe 4^ B del Liceo Classico. Si è trattato di un esercizio di scrittura creativa, che l’insegnante ha definito un “divertissement” letterario, con la richiesta di comporre un inno in chiave contemporanea e inserirlo nella cornice d’attualità delle ultime, difficili settimane segnate dall’emergenza dettata dal Coronavirus. La richiesta è stata quella di rivolgere l’inno ad una divinità, non necessariamente  del pantheon greco ma anche di altre religioni, o ad un eroe, inteso come un singolo personaggio o con riferimento ad una categoria di persone. La consegna, poi, è stata completata con l’invito a rivedere struttura e contenuto dell’ “Inno a Venere” e ad utilizzare lo schema lucreziano per la propria composizione originale, per la quale sono stati richiesti anche alcuni elementi di contenuto relativi alla tipologia del componimento. Seguendo tali indicazioni, ecco che cosa è nato dalla penna di un’allieva con il pensiero rivolto a Penelope, mitica figura dell’antichità che ancora e soprattutto oggi, con le sue doti di pazienza e tenacia, oltre che con la sua incrollabile speranza, può essere  un riferimento per tutti noi.

 

Qualche nota introduttiva dell’autrice prima della lettura dell’inno…

Seguendo la consegna della professoressa, ho scelto di dedicare il mio inno a Greta, mia amica da una vita, e alle mie compagne di classe (le “sorelle” azuniane) con le quali, all’“Open day” dello scorso novembre per la presentazione del nostro Istituto, abbiamo messo in scena il mito di Eracle travestite da Muse. L’ultimo verso, poi, non vuole essere un atto di devozione a Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri, ma il dovuto riconoscimento a chi, in questo momento storico, è a capo del Governo e coordina le istituzioni che stanno lavorando per la gestione dell’emergenza. Un pensiero particolare va a tutti coloro che, nei vari settori, stanno prestando la loro opera affinché tutti noi, speriamo il prima possibile, possiamo riprendere la nostra vita di sempre.

 

                                                      

 Inno a Penelope

Regina di Itaca, porto sicuro del multiforme

Odisseo, esempio di virtù da imitare

per tutte le donne che stanno ad aspettare.

Saggia Penelope dall’agile mente,

il cui più grande merito è stata essere paziente

a te mi rivolgo, eroina silenziosa,

al tuo spirito che negli Asfodeli riposa.

Il sangue di ninfa che nelle vene tue scorreva

ti rese come l’acqua, inafferrabile, nulla ti affondava.

La bella Elena dalle bianche braccia

nient’altro era che una bella faccia.

Non la guancia bella, non la bella cintura

ma un’intelligenza brillante, virtù duratura

ti resero l’ideale compagna di un uomo non solo bello,

non solo muscoli e coraggio, ma anche cervello.

E mentre aspettavi l’eroe chiusa nel gineceo

lui impollinava i fiori più belli del mar Egeo.

E nonostante questo l’hai amato

e mentre contemplavi il mare  l’hai perdonato.

Ti chiedo, Penelope, di insegnarmi l’arte

di chi con l’anima salda siede in disparte;

e intercedi presso la Pallade Atena

perché Greta sia ispirata e non si dia pena,

e rammenti a se stessa e alle sorelle azuniane

che siamo Muse dello stesso monte, anche se lontane.

Suggerisci a noi, che di Eracle abbiamo cantato le gesta,

idee per ingannare il tempo e non perdere la testa.

Mia regina, io non ho Nessuno da aspettare

e per questo non ho che gli dei da ringraziare!

Dalla finestra, nella mia piccola Itaca, guarderò l’orizzonte

fino al Giorno del Ritorno, quando ringrazieremo Conte.

 

Sara Sechi
Classe 4^ B Liceo Classico

 

 

 

  

 

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