Erasmus + Oikos: diario di un’esperienza indimenticabile (prima parte)

27 luglio 2019, ore 17.10, Aeroporto di Luton – Gran Gretagna

Siamo sull’aereo che ci riporterà a casa. Alla mia destra, Bianca (una compagna di viaggio) cerca di dormire ignorando le istruzioni di sicurezza dell’assistente di volo. Alla mia sinistra ho il corridoio. Che tristezza, sono già passate cinque settimane. Accanto a Cecilia (un’altra compagna di viaggio) ci sono due turisti inglesi che indossano delle camicie in stile hawaiano e sembrano pronti a godersi le vacanze in Sardegna. Poche ore e atterreremo a Olbia. All’improvviso, però, arriva un annuncio dalla cabina. Il pilota borbotta qualcosa di incomprensibile in inglese. Sembra che la comunicazione del comandante non sia stata compresa neanche dai due turisti di ceppo linguistico anglosassone, che cercano con gli occhi gli assistenti di volo.  Arriva uno steward e sul suo volto è leggibile una certa agitazione. Mi sembra di aver capito bene : tre ore di ritardo a causa del maltempo. Il viaggio non è ancora finito. Bene, chiudo gli occhi e ripenso all’ultimo mese o poco più, come se fosse adesso…

Mi presento : sono Matteo Carboni, uno degli studenti beneficiari del “Progetto Oikos” del Liceo Azuni, che consente di svolgere un tirocinio formativo all’estero. Grazie a questa opportunità, ho trascorso cinque settimane con altri 19 splendidi ragazzi a Portsmouth, in Inghilterra, una città ricca di storia che ha dato i natali all’illustre scrittore Charles Dickens. Ecco il diario della mia esperienza “in diretta”!

 

22 giugno 2019, D-Day Museum – Portsmouth

Il termine” D-Day” viene usato genericamente dai militari anglosassoni per indicare il giorno fissato per un’importante operazione bellica. L’appuntamento con la “host family” è programmato per sabato 22 giugno, alle ore 20.55, davanti al museo del “D-Day”,  con una coincidenza talmente impressionante che lo stesso Generale Montgomery avrebbe annullato lo sbarco in Normandia. Il mio contratto da tirocinante prevede uno stage con ragazzi di altre nazionalità. In questo fatidico sabato sera, invece, ad attendermi trovo una Ford Fiesta verde e una signora sulla quarantina. Soltanto durante il tragitto verso casa ho il piacere di scoprire che condividerò la mia permanenza nel regno di sua maestà con Fabrizio, un ragazzo del mio gruppo.  Straordinario. Non mi sarei mai aspettato un errore del genere dal popolo che ha colonizzato mezzo mondo. La mia “host mum” si chiamava Debbie e la sua casa corrisponde esattamente ai tipici canoni dell’edilizia inglese, con mattoni rossi,  scale all’ingresso  ed altre scale interne. Come se non bastasse, il quartiere è composto da abitazioni perfettamente identiche a quella in cui abiterò io. L’unico elemento distintivo, che ci può permettere di evitare una violazione di domicilio, è un bigliettino che segnala il malfunzionamento del campanello.

Debbie è il ritratto della gentilezza. È molto premurosa e gentile nei miei confronti, mi tratta come se fossi suo figlio e mi dà consigli sul lavoro, sui locali in cui andare a mangiare e sui posti da visitare a Portsmouth; mi indica perfino il percorso per raggiungere la spiaggia nella quale andare a fare jogging. Parliamo del clima inglese, guardiamo il “reality show” delle Kardashian su Sky e discutiamo sulle differenze tra la Chiesa cattolica e quella battista. Non mi dispiace neanche la sua cucina, almeno fino al giorno in cui prepara la pasta. Prima di partire, mi sono preparato psicologicamente a ciò che i sudditi di Elisabetta II  spacciano per cibo, ma non mi sarei mai immaginato di vedere gli spaghetti e le pennette nello stesso piatto. Per non dare un dispiacere a mia nonna, decido di non toccare quel sacrilegio e di andare a cena fuori insieme ad alcuni componenti del gruppo, talmente affamati da rimpiangere qualsivoglia minestrone rifiutato durante l’infanzia.

 

25 giugno 2019,  27 London Road

Non ho mai avuto un briciolo di chiarezza sul mio futuro lavorativo. Fin da piccolo sono stato molto realista, non ho mai sognato di diventare un calciatore o un attore famoso. Certamente non ho mai valutato l’idea di lavorare in un “charity shop”. Devo trascorrere circa 20 minuti sulla linea 18 per arrivare alla sede della “British Heart Foundation” di Northend. La BHF è una catena di “charity shops” che devolve parte dei suoi guadagni alla ricerca medica impegnata a combattere le malattie cardiovascolari. Il mio compito è quello di sistemare i vestiti e i libri, nonché di aiutare i clienti e pulire i locali con l’aspirapolvere. Per tutte le mie funzioni, farei nascere l’invidia in qualunque altro commesso. Purtroppo la maggior parte dei miei colleghi proviene dall’Italia e l’unica con cui posso comunicare in inglese è Safah, una ragazza originaria delle isole Mauritius. Non è il massimo ma ho il fine settimana libero, dunque sono sempre più fortunato di milioni di lavoratori italiani.

30 giugno 2019, Londra

Dopo aver trascorso il sabato nella splendida cittadina di Winchester e aver infastidito mezzo Hampshire giocando a “Schiaccia 7”, la professoressa Carta e la professoressa Martinasco, fiduciose in noi e nella nostra voglia di camminare, decidono di portarci a Londra. Facciamo tutti un sacrificio enorme svegliandoci alle 5.30 di domenica. Il treno diretto a Victoria Station parte alle 8.30 e prima di quell’ora non c’è un bus che possa portarci alla stazione dei treni di Portsmouth, quindi ci aspetta una bella camminata. Una volta arrivati alla stazione, e dopo avere trascorso due ore di viaggio elogiando la bellezza dei capelli di Claudia (un’altra delle compagne di viaggio), veniamo accolti a Londra da una fiumana di gente che corre. È come un “déjà-vu”, infatti qualche ora dopo saremo noi a correre per non perdere il treno.  Visitiamo alcune tra le principali attrazioni della città, da  Buckingham Palace a Trafalgar Square, da Westminster Abbey al Tower Bridge e alla cattedrale di Saint Paul.

6 luglio 2019, trasferimenti

Rientrati a casa dall’isola di Wight, notiamo che Debbie ci aspetta con un’aria insolita. Cade in lacrime quando ci dice che non ci può ospitare per il resto delle cinque settimane poiché la zia si è rotta il braccio e deve assisterla. Mi dispiace moltissimo lasciare Debbie e la sua casa carina a Rowan Court. La sera stessa facciamo le valigie e l’indomani ci spostiamo nella parte sud della città, a Southsea, quartiere rinomato che si trova sul lungomare ed ospita hotel  e ville molto facoltose. Gli abitanti di Portsmouth considerano questa zona la perla della città. Veniamo accolti da Jessie e da suo marito John, che ci dicono di provenire dalla Scozia (e l’area bar in cucina lo conferma). Alloggiamo in un discreto appartamento, molto piccolo, che ospita quattro persone con difficoltà, ma in compenso abbiamo Alexa, fedele assistente tecnologica, una spiaggia e i parchi principali a venti metri di distanza.

 

Matteo Carboni
Classe 5^ A Liceo Classico

 

 

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