Una giornata a Fiume Santo : unico inquinamento gli stereotipi!

Poco prima del termine dello scorso anno scolastico, le classi 3^D e 3^M del nostro Istituto, accompagnate dai docenti Paola Bovolenta,  Fabio Di Pietro e Gian Piero Farena, hanno visitato la centrale termoelettrica di Fiume Santo, ospiti della EP Produzione, una Società della Repubblica Ceca ed uno degli sponsor del progetto “La Nuova@Scuola” organizzato da La Nuova Sardegna, rappresentata in loco dal giornalista Giovanni Dessole. Partite da via Tavolara con un mezzo fornito dall’azienda, le due classi si sono dirette verso la centrale, che è situata nel territorio comunale di Porto Torres e si estende su un’area di circa 153 ettari. Senza di essa non funzionerebbe neanche il computer con il quale abbiamo scritto questo articolo, infatti produce oltre la metà dell’energia elettrica utilizzata in Sardegna e lo fa con un minimo impatto ambientale, a differenza di ciò che pensa molta gente e di quanto pensavano prima di visitarla anche alcuni di noi, soprattutto i nostri compagni di Porto Torres. Ad accoglierci c’erano Loredana Concas, responsabile delle relazioni esterne, Ciro Del Prete, Roberto Florenzano e Marcello Peralta, tecnici della sezione dell’esercizio d’impianto, e il direttore Paolo Appeddu, un ingegnere meccanico a capo della centrale termoelettrica, tra l’altro ex studente del Liceo Azuni.

Nell’incontro che ha preceduto la visita guidata all’interno della centrale, l’ingegner Appeddu ha sottolineato più volte l’impegno per la minimizzazione dell’impatto ambientale ed il miglioramento continuo delle performance dell’impianto, sfatando il mito secondo il quale le industrie sono un male. Il direttore ha anche precisato che a Fiume Santo le emissioni di zolfo, ossidi di azoto e polveri sottili sono molto inferiori rispetto agli stessi limiti consentiti dalla legge.  Ha poi parlato dell’avvenuta demolizione dei gruppi 1 e 2 della centrale termoelettrica, iniziata l’anno scorso, attivi fin dalla creazione della struttura negli anni Ottanta ma ormai obsoleti. Una delle sfide che la Centrale deve affrontare in futuro sarà il “phase out” del carbone dalla generazione elettrica: l’Italia ha deciso che il carbone non potrà essere più utilizzato a partire dal 2025. La Società al momento ha ipotizzato alcune soluzioni possibili, come la conversione a biomassa vegetale di una delle due unità a carbone; la conversione a biomassa consente il riutilizzo delle infrastrutture di cui la centrale è dotata. Per la seconda unità potrebbe essere prevista una conversione a metano, qualora questo diventasse una fonte disponibile in Sardegna. Così come ha sottolineato sempre il direttore, la centrale termoelettrica di Fiume Santo, all’undicesimo posto tra le aziende sarde per fatturato, è anche una realtà economica di fondamentale importanza con i suoi 200 dipendenti fissi ed altrettante unità lavorative coinvolte nell’indotto, che possono addirittura raddoppiare nei periodi riservati alla revisione dei macchinari, senza poi parlare dei diecimila mezzi pesanti che ogni anno transitano nella struttura per la fornitura e il trasporto di sottoprodotti e reagenti. Dopo la presentazione della struttura e dell’attività della centrale, poco prima di iniziare la visita guidata nei luoghi di lavoro, il direttore Appeddu ha voluto precisare quanta alta e costante sia l’attenzione della EP Produzione in tema di sicurezza sul lavoro. Nel 2018, infatti, a fronte di una decina di infortuni all’anno in trent’anni di attività e dopo l’ultimo di questi verificatosi nel gennaio del 2017, non si è registrato alcun inconveniente per l’intero anno. Anche a noi e ai nostri docenti sono state fatte indossare delle protezioni di sicurezza, fondamentali per iniziare il percorso all’interno della centrale. Al termine della presentazione, abbiamo iniziato la vera e propria visita della struttura, durante una parte della quale ci ha assistito anche il tecnico Franco Angioni, a partire dai siti dove si trovavano i gruppi 1 e 2 fino ai gruppi 3 e 4 attivi attualmente ed alla sala di controllo.

Da questa sala viene monitorato tutto quello che avviene nella centrale attraverso una serie di sofisticate apparecchiature, ogni giorno dell’anno per ventiquattro ore su ventiquattro. I lavoratori che ci operano non possono mai lasciarla per l’intera durata del loro turno, per evitare che nel caso di un imprevisto la produzione di energia si interrompa o che il malfunzionamento di un singolo macchinario metta a rischio l’efficienza e la sicurezza dell’intero impianto. Dalla sala di controllo si ha un’ottima visuale su tutto l’impianto e in particolare sulla vasta area in cui sono depositate circa 200000 tonnellate di carbone, che garantiscono la produzione di energia per circa un mese e mezzo, se si considera che il consumo quotidiano di combustibile è mediamente di 5000 tonnellate. I cumuli di carbone sono ricoperti di un materiale crostante, ovvero cellulosa, che impedisce la dispersione delle polveri nell’aria. Dopo la sala di controllo, nella quale lavora anche Maria Lias, l’unica donna turnista della centrale di Fiume Santo, la visita è proseguita nella sala macchine dove, in una caldaia alta circa cinquanta metri, viene bruciato il carbone per produrre il vapore che mette in azione la turbina.  Quest’ultima ha un peso di sessanta tonnellate, compie circa 3000 rotazioni al minuto ed è collegata al generatore, che converte l’energia meccanica in energia elettrica. La visita si è conclusa nel sito delle vasche in cui viene depurata da tutti gli inquinanti l’acqua utilizzata per il ciclo di produzione.

A questa operazione provvedono ben sette distinti impianti, ognuno riservato al trattamento di specifiche sostanze. Gli accompagnatori hanno tra l’altro puntualizzato che la quantità di acqua completamente demineralizzata e perfettamente riutilizzabile ottenuta al termine dell’apposito procedimento sarebbe sufficiente a soddisfare le esigenze idriche di una città grande quanto quella di Porto Torres. È stata anche confermata la particolare attenzione riservata alla salvaguardia dell’ambiente, ricordando che nel perimetro della centrale esistono cinque capannine con attrezzature per il monitoraggio della qualità dell’aria, che risulta essere una delle migliori a livello nazionale.

 

Carola Panu e Marco Brau
Classe 4^ D Liceo Classico
Aurora Bassu e Beatrice Lai
Classe 4^ M Liceo Musicale

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *