Riflessioni sulla scuola con alcuni professori del Liceo Azuni

Negli ultimi anni, la scuola italiana è stata al centro di importanti riforme. Mi sono chiesto che cosa ne pensino gli insegnanti e mi è sembrato che lo spazio riservato alla loro opinione sia alquanto ridotto rispetto all’importanza del loro ruolo. Ho quindi deciso di parlarne con alcuni professori del Liceo Azuni, ponendo a ognuno di loro le seguenti tre domande:

  1. Come giudica il sistema scolastico italiano?
  2. Che cosa cambierebbe nel sistema scolastico italiano?
  3. Quale è la lezione più importante che vorrebbe trasmettere ai suoi studenti?

 

Professor Fabio Di Pietro, docente di Italiano

  1. La parola “sistema” è centrale. Noi abbiamo un percorso di istruzione per lo studente che va dalla scuola materna all’università ed è consolidato profondamente, ha una sua struttura e si è mostrato abbastanza capace di conferire un livello di istruzione adeguato. È comunque un sistema lontano dalla perfezione, che necessita di una visione di insieme che non sempre si riesce ad avere. C’è, per esempio, un forte scollamento tra l’ultimo ciclo d’istruzione prima della formazione universitaria e l’università stessa, mentre ci dovrebbe essere una più stretta relazione tra queste due fasi del ciclo formativo. Il mio è, al momento, il giudizio di chi vede ancora molta strada da fare ma non nega che ne sia già stata fatta. Oggi, del resto, ci sono più opportunità di orientamento, mentre in passato il sistema non era così sensibile rispetto alle varie richieste. La mia impressione è che la scuola italiana continui a mantenere un livello di qualità apprezzabile, considerando che spesso le conoscenze, le abilità e le competenze trasmesse sono valutate molto positivamente a livello internazionale.
  2. Prima di cambiare alcunché, io farei una riflessione da proiettare in un periodo medio-lungo. Forse il guaio della scuola italiana è l’aver subito in tanti anni una serie di cambiamenti parziali che sembra siano privi di una visione strutturale. Io rimetterei in discussione il quadro relativo alla valutazione degli apprendimenti: dobbiamo infatti fare i conti con una valutazione del profitto che non sempre tiene conto nel modo dovuto del livello effettivo di competenza.
  3. Il valore più importante da trasmettere agli alunni è quello della passione per la ricerca, spinta dalla curiosità e dal desiderio di conoscere e di scoprire, favorendo così la maturazione vera delle persone. Credo che proprio la ricerca sia l’aspetto più stimolante dello studio. Mi piacerebbe anche trasmettere l’importanza di quella che noi chiamiamo “intelligenza emotiva”: ho paura, infatti, che insegnando si diventi bravi a trasmettere conoscenze, ma non sempre la capacita di stare insieme e di lavorare in modo collaborativo. Un approccio freddo alla conoscenza non è mai positivo. È molto importante inoltre il dominio dell’esperienza, e la scuola deve lavorare per valorizzarla.

 

 

Professor Andrea Piras, docente di Storia e Filosofia

  1. Giudico abbastanza positivamente il sistema scolastico italiano. Il nostro è forse l’unico Paese in cui si studia latino e greco e questo fa sì che i laureati italiani siano molto richiesti nel mondo. È dunque un vantaggio studiare latino e greco, ma anche filosofia, alle scuole superiori. D’altro canto, però, il nostro è un sistema scolastico un po’ ossessionato dai contenuti, con troppe cose da studiare, nel quale si rischia di formare studenti che sanno molto ma ragionano poco. Proprio questa ossessione per una conoscenza enciclopedica è uno dei limiti della scuola italiana, e dunque sarebbe auspicabile un bilanciamento tra contenuti e formazione al ragionamento.
  2. Cambierei le modalità di reclutamento del personale docente, nel senso che si dovrebbe accertare non tanto il bagaglio di conoscenze quanto la capacità di insegnare. Anche a me, quando ho sostenuto il concorso per l’insegnamento, hanno chiesto conto soprattutto dei contenuti, mentre la parte relativa all’accertamento della capacità di insegnare è stata lasciata in secondo piano. Sarei inoltre a favore di una maggiore competitività tra gli istituti, con le scuole che cercano di accaparrarsi gli insegnanti migliori. A questo scopo, però, servirebbe anche un adeguato equilibrio tra la funzione pubblica della scuola e la competitività, evitando quegli eccessi che potrebbero portare alla nascita di scuole elitarie, come avviene per esempio nel Regno Unito.
  3. L’insegnamento più importante da trasmettere agli alunni è quello di ragionare con la propria testa, mantenendo sempre la propria indipendenza intellettuale. Per raggiungere questo obiettivo, lo studente deve sapere in chi riporre la propria fiducia, diffidando comunque di chi si pone nei suoi confronti con un atteggiamento di paternalismo, tipico di quelli che dicono di sapere cosa sia meglio per lui.

 

 

Professor Stefano Calistri, docente di Matematica e Fisica

  1. Il sistema scolastico italiano risente ancora oggi di un’eccessiva preparazione teorica e di una scarsa preparazione laboratoriale dovuta al fatto che, specialmente nei licei a indirizzo classico, si dedica un numero di ore troppo ridotto alle esperienze di laboratorio, soprattutto a quelle di matematica e di fisica. Una risposta a questo tipo di esigenza, nel caso del nostro liceo, è stata l’istituzione del corso a indirizzo logico-filosofico, che prevede più ore curricolari da dedicare alle esperienze laboratoriali.
  2. Non sono convinto dell’utilità delle ore di alternanza scuola-lavoro, per lo meno così come sono state organizzate fino a ora. Bisognerebbe inoltre trovare un sistema per costruire dei percorsi scolastici per livelli di conoscenza e competenza: è inutile bocciare alunni che non conoscono la matematica ma sono bravissimi in latino e greco. Penso ad esempio a un sistema di classi aperte, pur riconoscendo quanto sarebbe complesso organizzarlo e gestirlo.
  3. Credo che vada sempre favorito negli studenti il dubbio sistematico. Bisogna invitarli a dubitare di qualunque cosa, a non innamorarsi mai delle proprie idee e tanto meno dei propri preconcetti, rapportandosi sempre alla realtà con il metodo scientifico sperimentale di Galileo.

Giuseppe Denti

Classe 4^D Liceo Classico

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