Lo scambio culturale: un’esperienza unica

Fin dall’età di 14 anni avevo deciso che, in futuro, avrei fatto uno scambio culturale con un’altra nazione.
Non era un sogno ma un progetto, e la mia intuizione mi diceva che se non lo avessi fatto mi sarebbe rimasto il rimpianto per tutta la vita.


Dopo cinque anni eccomi qui, in Italia, a imparare una lingua completamente diversa, a conoscere una nuova cultura e a incontrare tante persone.
Anche se le novità sono tante, è tutto come mi immaginavo.


Certo è difficile sapere a che cosa ci si troverà incontro quando si fa uno scambio culturale, ed è ancora più difficile immaginare che vita si avrà in un Paese straniero. Prima di fare questa esperienza pensavo che avrei vissuto a Roma, camminando tra le strade magiche della capitale e mangiando pizza e altro buon cibo.
Quando ho ricevuto la notizia della città che mi era stata assegnata, invece, leggendo Sassari ho pensato: “Ma dov’è?”
Ho iniziato a cercare su Google e su YouTube, ma anche Internet non sembrava avere la risposta chiara che stavo cercando. Sapevo per certo soltanto che, andando su un’isola, non sarei stata sulla parte principale del territorio dell’Italia, cioè la penisola, e della scuola che mi era stata assegnata avevo soltanto un’immagine della via in cui si trova tratta da Google.


Avevo dimenticato per un attimo, però, che a volte la cosa più divertente è proprio esplorare un luogo da soli, anziché con l’occhio di Internet. Arrivata a Sassari, i primi mesi sono stati davvero difficili perché non parlavo l’italiano prima di venire in Sardegna e quindi, trovandomi in un ambiente completamente diverso da quello di Taiwan, avevo difficoltà nel manifestare i miei sentimenti e nel comunicare con gli altri.

Questo fatto mi rendeva un po’ triste, perché avevo tante cose da dire ma non potevo esprimerle.
Ora che sono qui da poco più di sei mesi non posso dire di sentirmi una vera italiana, ma capisco la lingua e a Sassari, come a Taipei, mi sento a casa.
Le differenze tra la mia vita qui e quella a Taiwan sono certamente tante, anche nelle piccole cose.


I principali pasti quotidiani, per esempio, ovvero prima colazione, pranzo e cena, da noi si consumano alle 8, alle 12 e alle 19.30, mentre a scuola si va dalle 7.30 alle 17, con una pausa di un’ora riservata al riposo.
Dopo le mie prime lezioni al Liceo Azuni, mi è sembrato subito interessante il modo in cui si studia in classe, con gli insegnanti che interagiscono con gli alunni in un contesto animato e coinvolgente, mentre da noi, essendo le classi composte da circa 35 allievi, tutto avviene nel massimo silenzio.


Un’altra cosa che ho subito notato è la differenza fra le donne italiane e quelle del mio Paese.
Qui, infatti, oltre che belle sono anche molto forti, con una personalità talmente viva che è ben difficile ignorarle o addirittura non litigarci, a volte, e questo mi piace perché le vedo molto indipendenti e con un ruolo autonomo nella società.
Ricordo ancora quando, al mio arrivo in Italia, ero più snella perché non ancora innamorata della pizza e dei dolci…
Ricordo anche una chiacchierata con uno dei primi ragazzi che ho conosciuto a scuola e di come mi parlava di sua madre, e forse in quei momenti ho iniziato a capire che cosa si intende quando si parla in Italia di uomini “mammoni”.
Oggi posso dire di essere davvero contenta di aver deciso di fare uno scambio culturale all’estero. Questa esperienza, infatti, mi sta dando la possibilità di incontrare tante persone, dai compagni di classe agli insegnanti e alle loro famiglie, oltre naturalmente a quella che mi ospita. Un’occasione unica, che ricorderò per tutta la vita.

Lea Chen

Classe 4^B Liceo Classico

One comment

  1. brava
    benvenuta a Sassari
    te lo dice un sassarese “in ciabi” (fatti spiegare cosa vuol dire) e un sassarese che all’Azuni è veramente di casa (fatti spiegare anche questo da qualche professore)
    Gianluigi Campus

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