Cronache dantesche

8 aprile 1300, mattina.
Nella selva c’è il buio.
Dante segue lo spirito di Virgilio.
Il cammino dura ore.
Dante, non ci dirai mai che cosa stia accadendo. Forse questo è davvero un silenzio assoluto. D’altronde sappiamo ben poco di quanto è avvenuto mentre eri solo lì dentro.
Sono misteri?
Oppure è troppo personale, troppo privata l’esperienza della selva?
È un messaggio?


8 aprile 1300, si avvicina il tramonto di questo Venerdì Santo.
A che ora sarà il tramonto? Sicuramente dopo le 20:00.
Dante pensa e finalmente parla. Ma io chi sono per fare questo viaggio?
Forse non è proprio una grande pensata, almeno secondo Virgilio che prima gli dice sei un cagone e poi lo rincuora.
La donna da te amata, Beatrice defunta già da quasi dieci anni, è in Paradiso, ma si è scomodata apposta per salvarti. Si è rivolta a me perché ti facessi da guida. Hai capito?
Cavolo se ho capito – dici tu – e allora che cosa stiamo aspettando? Andiamo?
Appare tutto così semplice con l’amore. Lei ti ama anche da morta e tu da vivo sei pronto a viaggiare per l’aldilà non appena senti pronunciare il nome di Beatrice.
Le cose non sono però così belle quando al calare cupo della sera la porta dell’Inferno incute terrore, come i rumori e le pene che toccano agli ignavi, né buoni né cattivi tanto da essere rifiutati sia dal cielo che dall’Inferno. Sono nell’antinferno: nudi, torturati da nugoli di insetti, piangono, si lamentano, urlano, incessantemente corrono su milioni di vermi inseguendo un’insegna senza senso. Brutta gente.
Brutto anche Caronte, il traghettatore delle anime dannate sul fiume Acheronte. Caronte è cattivo, aspre le sue parole. Una specie di terremoto ti fa accapponare la pelle: Dante caro, svieni per la prima volta (fine canto III).


Al canto successivo è sempre sera, ma sei dall’altra parte del fiume.
Ti avrà caricato forse Virgilio sull’imbarcazione: chissà?
Sei nel primo cerchio dell’Inferno, quello dove normalmente, se non dovesse scorrazzarti di qua e di là, risiede Virgilio da qualche secolo.
Già, perché questo è il limbo, luogo destinato a chi non ha conosciuto la rivelazione cristiana: è nato prima di Cristo insomma; oppure non ha avuto il tempo di essere battezzato (neonati morti prematuramente: poveri cristi!).
Comunque, rispetto all’antinferno, questa pare quasi una situazione di distensione. In un castello bellino si trovano le anime dei grandi filosofi, pensatori, saggi ecc., ma soprattutto quelle dei grandi poeti. Che orgoglio! Attendono l’arrivo di Virgilio niente meno che Omero, Lucano, Ovidio e Orazio, e ti accolgono in questo gruppo a parlare di cose che non ci dici.
Donne? Figure retoriche? Sangue epico? Satire? Elegie amorose?
Lasciato il gruppo prosegui il cammino con la tua sapiente guida.
Riprende la tensione: il mitico re di Creta, Minosse, è un mostro, giudice infallibile ma sempre mostro. Superato il mostro, non senza qualche rimbrotto a cui Virgilio risponde per le rime, ti ritrovi nel secondo cerchio; qui sono puniti i lussuriosi, cioè quei signori e quelle signore che si sono dati anima, ma soprattutto corpo, ai piaceri dei sensi senza alcun freno morale. Sono sbattuti da una parte e dall’altra da un vento infernale continuo.
Virgilio te ne indica un numero enorme e poi tu ne vedi due stretti l’uno all’altro. Che commozione, veramente autentica: sono Paolo (che non parlerà mai) e Francesca da Rimini.
Chi non conosce la loro storia? I due cognati si amano tanto, tanto, tanto. Cedono alla tentazione: sorpresi dal fratello maggiore di Paolo, Gianciotto, vengono uccisi dalla sua furia criminale. Poverini! E quanto ti commuovi! Dante sviene per la seconda volta (fine canto V).


Si avvicina la mezzanotte e tu non dormi ma svieni, tuttavia anche da svenuto vai avanti…
Ti ha preso in braccio Virgilio? Mistero.
Non è molto chiara la scansione delle ore, ma tra la sera dell’8 e le prime ore del 9 di aprile ti snoccioli a velocità evidentemente notevole i seguenti cerchi:
– terzo, in cui sono puniti i golosi sbatacchiati in terra come sottilette, assordati e sventrati di tanto in tanto dal cane Cerbero, con tre teste e una panza schifosa: una bellezza! Massacrati da una pioggia mista a neve e grandine, appestati da una puzza terrificante. Qui incontri un mangione fiorentino, Ciacco, che ti racconta tante brutte cose su Firenze e su di te.
Attento! Quando torni dalla “vacanza” sono cavoli amari.
– quarto cerchio: avari e spendaccioni sono insieme, spingono pesanti massi gli uni per un verso, gli altri per l’opposto; quando si incontrano se le dicono di tutti i colori.
Nota interessante: quanti religiosi tra gli avari, soprattutto alte cariche della Chiesa. Che pena questa gente così attaccata alle cose materiali!
– intravedi il quinto cerchio, a distanza un’immensa palude: è Stige, una fanghiglia dove sguazzano le persone irascibili e sott’acqua i pigroni accidiosi, l’esatto opposto degli irascibili (non si sono mai incacchiati quando avrebbero giustamente dovuto?) Ma siamo ormai alla fine del VII canto: aspettiamo a parlare dell’attraversamento della palude e di questi simpaticoni. Domani sarà una giornataccia: preparati perché fino in fondo sarà sempre, solo e soltanto 9 aprile.
Ma è un Inferno questo viaggio.
9 aprile 1300, è il sabato che precede la Pasqua, Sabato Santo, ma una vera e propria giornata infernale per Dante. Durante la notte attraversa la palude Stigia: il traghettatore si chiama Flegiàs, un caratteraccio! Si vede sull’altra sponda ergersi la città di Dite e le sue alte mura.


È la parte più infernale dell’Inferno.
Diavoli dispettosi attendono i nuovi venuti dando loro filo da torcere, ma interviene un angelo dal cielo e spalanca con una bacchetta magica il portone presidiato. Immediatamente dentro, Dante e Virgilio sono nel sesto cerchio abitato dagli eretici torturati dal fuoco perenne dentro sepolcri scoperchiati.
Scena “madre”: l’incontro con Farinata degli Uberti, ghibellino imponente ma al quale Dante sa rispondere a tono.
Di nuovo si preannuncia un ritorno dalle vacanze poco allegro! L’incontro con Cavalcante dei Cavalcanti, il padre dell’amico Guido, getta un’ombra sul poco tempo di vita che resta al figliolo. Nel cuore del cerchio si passa per un ciglione che conduce al settimo cerchio. La puzza è nauseante: meglio attendere un po’ per abituarsi, nel mentre Virgilio ne approfitta per spiegare l’ordinamento infernale delle pene.
Il settimo cerchio, quello dei violenti, si divide in gironi.
Primo girone: il fiume di sangue, il Flegetonte, accoglie coloro che furono violenti contro gli altri.
È tutta una sfilata di figure mitologiche: il Minotauro, i centauri che svolgono il compito di guardiani; una bella – si fa per dire! – rappresentanza di tiranni antichi e moderni, nonché di assassini e predoni stanno dentro al fiume e si beccano i colpi inferti dai centauri. Chirone, a capo della banda, fa ragionare Nesso che alla fine concede a Dante di salire sul suo groppone insieme alla guida.
Dall’altra parte della riva il secondo girone: i suicidi e gli scialacquatori del proprio patrimonio abitano una selva mostruosa; le anime dei primi sono alberi che sanguinano se spezzati (gioco particolarmente caro a uccellacci puzzosi come le Arpie), quelle dei secondi vengono rincorse e sbranate in continuazione da cagne fameliche. Dante parla con l’anima di Pier della Vigna, vittima delle male lingue presso la corte di Federico II.


È certamente sopraggiunta l’alba e nel terzo girone del settimo cerchio Dante e Virgilio incontrano i violenti contro Dio, che hanno cioè smoccolato tante di quelle bestemmie in vita da essere qui sottoposti alla tortura della pioggia di fuoco, costretti a stare in eterno sdraiati sulla sabbia rovente. Nel deserto, più avanti, costeggiando un ruscello che li ripara dal fuoco, i due viaggiatori incontrano i violenti contro natura – questa la triste sorte dei sodomiti tra i quali tanti sono religiosi e/o letterati. Dante parla con il suo maestro, il grande Brunetto Latini. O Dante, ma non è che tante volte…?
I sodomiti corrono a gruppi sotto la pioggia. Alla fine del girone c’è un burrone e un mostro alato dalla faccia molto cortese: Gerione; ma prima di giungere al burrone, Dante incontra anche i violenti contro l’arte, insomma usurai, piegati su se stessi e sottoposti alla pioggia. A cavallo di Gerione ci si prepara ad atterrare nel fondo del burrone. L’ottavo cerchio, detto Malebolge, si divide in “bolge”, una sorta di fossati: 1) ruffiani e seduttori sono fustigati da diavoli; 2) gli adulatori sguazzano tristemente nella merda; 3) i simoniaci, cioè i commercianti di benefici religiosi e spirituali in cambio di vantaggi materiali, sono capovolti a testa in giù dentro buchi. Si infilano l’uno sopra l’altro e quelli che hanno i piedi allo scoperto si “godono” il fuoco sui piedi: ma quanti papi! E non vedono l’ora che arrivi pure Bonifacio VIII! Evviva! Virgilio si prende in braccio Dante, povero cucciolo, per fargli attraversare un ponte; 4) gli indovini camminano come tanti scemi con la testa rigirata dalla parte del culo; 5) i barattieri, ossia quelli che hanno intrallazzato per i propri interessi mentre ricoprivano cariche politiche e amministrative, sono dentro una pozza di pece calda calda e subiscono gli scherzetti feroci di una brigata di diavolacci chiamata Malebranche, grandi scureggioni e fetenti. Dante e Virgilio se ne vanno quando un barattiere fa per svignarsela e i diavoli lo inseguono; 6) appesantiti da cappe di bronzo, gli ipocriti vanno avanti e indietro, eccetto i sacerdoti del sinedrio che condannò Gesù Cristo: questi sono acciaccati dalle pedate degli altri mentre se ne stanno crocifissi a terra (per inciso: siamo solo alle 6 del mattino del 9 aprile e Dante non dorme non mangia non…!); 7) i ladri sono in mezzo ai serpenti e costantemente si tramutano in serpenti e simili per poi ritrasformarsi in uomini e così via per l’eternità; qui c’è un ladro noto, un pistoiese, Vanni Fucci, che è proprio scostumato!; 8) sarà mezzogiorno quando Dante vede i consiglieri ingannatori racchiusi nel fuoco che li avvolge; tra questi Diomede e Ulisse: che incontro, che emozione scoprire l’ultima avventura di Ulisse!; 9) coloro che hanno provocato discordia e divisioni religiose sono soggetti alle costanti sciabolate di diavoli sciabolatori; 10) i falsari hanno la lebbra o la scabbia, i simulatori sono gonfi come botti, soffrono la sete e hanno la febbre alta.
Fine di Malebolge e visione del pozzo dei giganti, elemento divisorio fra ottavo e nono cerchio.
I giganti sono intrappolati nel fondo fino alla vita, ma sono giganti e così uno di loro, Anteo, arriva a prelevare i due viaggiatori e come un ascensore li porta al piano sottostante: nono cerchio, nono cerchio… Questo cerchio è diviso in zone: sono tutti traditori, ma la prima zona è dei parenti – e infatti si chiama Caina! –, la seconda della patria – si chiama Antenora –, la terza, Tolomea, degli ospiti (incontro con il conte Ugolino: abbastanza raccapricciante e toccante!), la quarta, la Giudecca, dei benefattori. Sono tutti diversamente torturati all’interno della palude ghiacciata chiamata Cocito. Sono le 18:00 quando Dante e Virgilio trovano al centro di Cocito conficcato esattamente al centro della terra Lucifero, enorme pipistrello con sei ali, tre teste e che maciulla nelle sue fauci dannati come Giuda e li graffia anche!


Fine dell’Inferno? Sì e no, bisogna emergere dall’altra parte della terra passando sotto il culo di Lucifero. Che schifo! Comunque Dante fa anche questo. Da qui una via stretta e angusta conduce alla superficie opposta a quella dell’ingresso dalla selva. Si tratta dell’emisfero australe a cui si arriverà domani, 10 aprile, domenica di Pasqua, alle 7 e 30 del mattino.
Vi avevo detto che era una giornataccia!
10 aprile 1300, Dante e Virgilio sbucano dalle profondità terrestri.
Sta per spuntare l’alba. Una spiaggia li accoglie insieme a un cielo splendido che rifulge. Quattro stelle mai viste da occhio umano se non da Adamo ed Eva. Dinanzi ai pellegrini si erge un monte colossale: è il Purgatorio. A custodia di questo regno troviamo Catone l’Uticense, detto così per il suo sacrificio “politico”: preferisce morire a Utica per la libertà che vivere sotto la tirannia di Giulio Cesare. Il vecchissimo Catone invita Virgilio a lavare il viso di Dante e a recingerlo alla vita con un giunco.


L’alba mostra l’isola, la spiaggia e soprattutto il mare nitido. Sono le sei del mattino. Giunge proprio dal mare un angelo traghettatore di anime destinate al Purgatorio: tra queste c’è Casella, amico cantante di Dante di cui intona una canzone. Sono tutti presi dal canto quando Catone rimprovera le anime, Dante e Virgilio per l’indugio. Vadano a purificarsi! Sulla spiaggia sostano gli scomunicati che si sono salvati per avere espresso il proprio pentimento prima di morire. Questa zona è un’anticamera al vero e proprio Purgatorio: Dante lo chiama antiPurgatorio e gli dedica molto spazio. A un primo livello, balzo, attendono di potere entrare i pigri – tra questi un altro amico di Dante, Belacqua – e sono seduti; a un secondo livello, i morti violentemente che si pentono in punto di morte: è già mezzogiorno. Nel secondo balzo c’è anche una valletta…
10 aprile 1300, nel pomeriggio Dante incontra l’anima di Sordello da Goito, poeta trovatore italiano, cantore del coraggio e delle virtù politiche di un tempo che appare ormai passato. Sordello pronuncia un’invettiva contro la condizione misera dell’Italia e, infine, contro la corruzione politica di Firenze. Questo importante personaggio accompagna Dante e Virgilio presso una valletta dell’antiPurgatorio dove sono raccolte le anime dei principi, i sovrani negligenti nel pentirsi solo in punto di morte dei propri errori.
È il tramonto. Non è possibile proseguire il viaggio al calare del sole, così – in questa graziosa valletta fiorita – Dante pensa al tramonto, è malinconico, incontra l’amico Nino Visconti.
Un serpente, simbolo del demonio, scende ogni sera nel cuore della valletta, e ogni sera viene scacciato da due angeli guardiani. È notte, tra il 10 aprile e l’11 fino alle otto del mattino, Dante si addormenta: sogna un’aquila che lo porta in volo verso il cielo. Al suo risveglio il poeta si ritrova dinanzi alla porta del Purgatorio. Santa Lucia è scesa dal cielo e lo ha condotto fin qui nel sonno.
Domani la prossima puntata!
11 aprile 1300, lunedì successivo alla Pasqua, ore 8:00, Dante è di fronte all’angelo portiere dell’intero Purgatorio. Questo ha una spada e accetta la supplica del penitente; sette P per ciascuno dei sette peccati sono incise sulla fronte di Dante. Dopo avere attraversato ognuno dei tornanti del monte, corrispondente ciascuno al luogo di espiazione di un peccato, l’angelo che sarà a guardia del passaggio fra l’uno e l’altro “spunterà” dalla fronte del poeta una P.


Appena dentro, Dante e Virgilio sono colpiti dal canto religioso del Te Deum e vengono introdotti nella prima cornice. I superbi espiano la loro colpa camminando chini a causa del peso di macigni di varia misura collocati sulla loro cervice. Bassorilievi espongono ai penitenti storie esemplari di umiltà e storie di personaggi superbi, queste significativamente collocate in terra in modo da essere calpestabili.
Sono le dieci della mattina. Dante incontra qui un grande artista della miniatura dei manoscritti, Oderisi da Gubbio, un altro amichetto d’arte! Ma qui c’è anche il senese Provenzano Salvani, superbissimo ma capace di umiliarsi alla fine per salvare un amico dalla prigionia. Quante umiliazioni toccheranno anche al poeta in esilio! Saranno le 12:00 quando ancora si indugia in questa cornice, evidentemente sentita dal poeta come una di quelle nelle quali dovrà finire dopo la morte.
Seconda cornice nel pomeriggio, gli invidiosi, la loro pena è avere gli occhi cuciti da un filo metallico. Ammantati da un panno ruvido, ascoltano voci volanti che rimembrano storie esemplari di benevolenza verso gli altri e di invidia giustamente punita. Qui c’è un’altra senese, Sapia, che molto ebbe a sdegno proprio Provenzano Salvani.
Terza cornice: le anime accecate dall’ira in vita ora lo sono da un fumo densissimo; hanno visioni di esempi celebri di persone che brillarono per la virtù della pace. Dante incontra una sorta di alter ego, forse. Marco Lombardo rappresenta un mistero per la critica dantesca! Ma che bella figura e che lezione! La corruzione si origina dall’uomo e dal mischiare sacro e profano. Verso il tramonto si giunge alla fine della cornice dove l’angelo della pace spunta un’altra P dalla fronte dantesca. Durante la serata e le prime ore di martedì 12 avviene che Dante quasi si appennica, ma resta sveglio per il sopraggiungere degli accidiosi al galoppo che urlano esempi contrari al proprio peccato e storie di premura virtuosa. Finita la sfilata Dante s’appennica e sogna una donna brutta che poi diventa bella e canta; Virgilio nel sonno è aiutato da un’altra donna a svelare la putredine che si cela sotto l’immagine di questa figura puzzosa di finta bellezza…
A domani!


12 aprile 1300, Dante si sveglia dopo avere sognato la “femmina balba” cioè balbuziente. L’angelo di servizio toglie una P dalla fronte dantesca e fa entrare i nostri nella quinta cornice: l’avarizia e il suo opposto, la prodigalità, vengono espiate dalle anime nel seguente modo: tutte riverse a terra bocconi e legate mani e piedi pregano e alternano a storie positive di liberalità di giorno storie negative di avarizia di notte.
Dante incontra il papa Adriano V, il capostipite della stirpe regale francese dei Capetingi, Ugo Capeto che si incavola non poco per la degenerazione della casata di Francia. L’aspetto strepitoso di questa mattinata è però un altro: s’ode e si percepisce bruscamente un terremoto e poi un delizioso canto da parte dell’intera “umanità” purgatoriale: che vuol dire? Dante è roso dalla sua voglia di sapere sempre tutto.
Ma ecco che arriva dietro Dante e Virgilio l’anima pellegrina del poeta latino Stazio: “no problem”…
Nel Purgatorio terremoto e lode collettiva avvengono quando qualcuno termina il suo periodo di purificazione e si avvia per la strada che lo porta in Paradiso. Stazio è un poeta e, soprattutto, un fan di Virgilio, ma non lo ha mai visto! Virgilio fa cenno a Dante di fare lo gnorri, ma al fiorentino sfugge un sorrisino. Stazio scemo non è! Detta alla romana? “Aò, che me state a cojonà!”.
E così si svela l’identità dell’accompagnatore di Dante: Virgilio, mitico! Da adesso in poi Stazio si unisce alla “compagnia” fino alla cima. Altra P volata via e altra cornice; è sempre mattina. Quante cose avranno da dirsi Stazio e Virgilio!
Qui siamo tra i golosi, spiriti emaciati “torturati” dal passare vicino a un albero bello carico di frutti senza poterne cogliere… In compenso dall’albero escono voci che al solito ricordano storie negative e positive legate al peccato in questione, quello della gola. L’aspetto rilevante? Dante incontra Forese Donati nel pomeriggio: una scena coinvolgente perché si tratta di un altro amico con il quale ha anche gareggiato in giovinezza a colpi di sonetti. Tra i golosi c’è un poeta: Bonagiunta Orbicciani da Lucca che esalta la grande bravura di Dante nel rinnovare lo stile e la sostanza del fare poetico. Tolta un’altra P, segue verso le 14:00 l’ingresso nell’ultima cornice del Purgatorio, dedicata ai lussuriosi avvolti tra le fiamme e presi dalla recitazione di esempi virtuosi di castità. Il Purgatorio è un po’ la “saga dei poeti”!
Qui ci sono Guido Guinizzelli e il francese Arnaut Daniel. Sono le 18:00. Lasciata la settima cornice si sale fino alla cima dove è situato l’Eden, il Paradiso terrestre; ma arriva il tramonto: è necessario fermarsi per la notte. Dante sogna donne bibliche (Rachele, Lia) e al suo risveglio è mercoledì 13 aprile, l’alba. Si riprende la scalata…
A domani!

Mercoledì 13 aprile 1300: una vera e propria maratona purgatorial-paradisiaca per Dante.
La mattina di buona lena eccoci all’Eden.
Qui c’è Matelda, donna che esprime l’innocenza e la bellezza del luogo destinato inizialmente all’umanità.
Qui c’è una foresta splendida: non ci stupisce che quanto è iniziato nella selva oscura si capovolga in un’immagine di luce e rigogliosità.
Qui c’è il Lete, il fiume la cui acqua è simbolo della cancellazione del peccato.
Qui c’è l’Eunoè, il fiume che sollecita la memoria del bene compiuto.
Virgilio e Stazio restano fisicamente indietro a Dante, ormai preso dalla compagnia di Matelda. L’intera compagnia segue la donna rimanendo al di qua del Lete, mentre Matelda cammina al di là. Dalla foresta fuoriesce una processione complicatissima ma bellissima: si ferma dinanzi a Dante che è preso da un’emozione incontenibile. Al centro della processione riconosce alla fine Beatrice. Momento, questo, che Dante vorrebbe condividere con Virgilio; si volta ma Virgilio non c’è più, Dante piange come, e forse più, per la perdita di un padre. Beatrice invece sgrida aspramente l’amico: per ben altro dovresti piangere Dante! Solo con il rimorso per i propri errori è consentito bere dal Lete.
Questo non è un gioco!
Dante, Stazio, Matelda, Beatrice: ecco la compagnia accerchiata da angeli che assistono all’attraversamento, all’immersione simbolica del poeta.
La processione riprende. Dante infine beve dell’Eunoè: è pronto per un altro regno, il Paradiso.
Quando salire in Paradiso? Ma naturalmente a mezzogiorno.
E poi? E poi è un volo autentico del corpo di Dante verso il primo cielo, affiancato dalla guida sospirata di una vita, Beatrice. La Commedia diventa dottrina, ma non perde in poesia.

  1. cielo della luna: le impalpabili anime che sono venute meno al voto fatto a Dio sono espressione di una carità enorme: tra queste c’è Piccarda Donati, sorella dell’amico Forese già incontrato al Purgatorio;
    2. cielo di Mercurio: anime di persone che hanno fatto il bene in vita in nome della ricerca della gloria: tra questi il grande imperatore Giustiniano che traccia il percorso storico provvidenziale connesso al significato profondo della funzione dell’impero; tra questi anche l’umile Romeo di Villanova, divenuto pellegrino e scacciato ingiustamente a causa delle male lingue, episodio che ricorda la condizione di Dante esiliato;
  2. cielo di Venere: gli spiriti amanti sono quelli presi da un sentimento puro e appassionato verso l’amore delle cose spirituali: tra questi Carlo Martello e altri, ma soprattutto Carlo Martello che esprime il proprio dispiacere sul vergognoso andazzo della casata francese;
  3. cielo del sole: spiriti della sapienza e grande incontro: Tommaso d’Aquino e una carrellata di personaggi eccezionali. Tommaso, domenicano, fa un elogio di San Francesco ed esprime un giudizio severo contro il proprio ordine religioso; dopo Tommaso prende la parola Bonaventura, francescano, che elogia San Domenico e riprende i comportamenti scorretti dei propri confratelli. Questo cielo è tutto un tripudio di luce, movimento, armonia!
  4. cielo di Marte: spiriti che hanno combattuto per difendere la fede cristiana. Dante conosce il rapimento estatico dovuto alla sublimità del canto paradisiaco. In questo modo si prepara l’evento centrale del Paradiso: l’incontro con il nobile antenato Cacciaguida, crociato e figura di una vita comunale morigerata e onesta; è proprio Cacciaguida a rivelare finalmente tutto sull’esilio che attende Dante e a incoraggiarlo a scrivere la Commedia senza avere timore di dire tutto, ma tutto tutto (parlare male di gente potente incontrata all’Inferno potrebbe far girare le scatole a qualcuno sulla terra: pazienza! che girino!);
  5. cielo di Giove: gli spiriti della giustizia, l’immagine dell’aquila ne è simbolo vivente che discorre con il poeta;
  6. spiriti mistici, contemplativi: tra questi l’eremita Pier Damiani che spiega l’incommensurabilità tra umanità e divinità, tra limiti della ragione e rapimento mistico, di unione totale con Dio;
  7. cielo delle stelle fisse: Dante vede la gloria di Cristo e della vergine Maria nella cornice viva di un grande corteo. Iniziano gli esami per Dante: San Pietro interroga sulla fede; San Giacomo sulla speranza; San Giovanni sulla carità. 110 e lode! Ed ecco anche l’incontro con Adamo!
  8. nono cielo, detto primo mobile, velocissimo: è il luogo dove si vede la grandezza delle intere civiltà angeliche;
  9. Empireo: è ormai sera. Che giornata esaltante! La candida rosa formata da tutti i beati è sul serio motivo di esaltazione e gioia infinita.

San Bernardo sostituisce il ruolo di Beatrice guida. Il santo illustra la bellezza della rosa delle anime e, soprattutto, prega con passione la Madonna perché consenta a Dante l’estrema visione.
Nella luce Dante vede Dio e l’universo e Cristo e l’umanità e se stesso…
…finché il poeta non si sente completamente fuso nell’ordine dell’intero universo in movimento armonico con le stelle!
14 aprile 1300: Dante, dove sei? A Firenze? Come sei tornato dall’alto dei cieli? Fra circa due mesi sarai eletto priore per il bimestre 15 giugno-15 agosto. Vai a Roma nel 1301 e nel gennaio dell’anno seguente apprendi la prima sentenza di condanna. Starai per venti in esilio che certo abbrevia la durata della seconda metà del cammino di nostra vita.
Sia pace all’anima tua!

Giuliana Lapia & Manlio Persichetti (pseudonimi)

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