Simili nelle differenze

Quanto siamo diversi dagli immigrati?
Non molto, a giudicare dal fatto che dal 1861 circa 30 milioni di italiani sono emigrati all’estero per cercare fortuna. Nel decennio a cavallo tra Ottocento e Novecento, in particolare, intere città italiane videro la loro popolazione diminuire sensibilmente.
Le mete più ambite erano gli Stati Uniti d’America, soprattutto la città di New York, a seguire l’Argentina e l’Uruguay.


L’emigrazione rappresentava una soluzione provvisoria, almeno nelle intenzioni di chi l’aveva scelta, e di solito a partire erano maschi senza famiglia al seguito, compresi piccoli proprietari terrieri che cercavano di acquistare case e terre nelle destinazioni scelte. Non tutti riuscirono a vedere il nuovo mondo, molti morirono prima, e per chi invece raggiunse i territori tanto sognati iniziò la sfida per l’integrazione.


Non fu un processo semplice.
Negli Stati Uniti girava la voce che gli italiani non fossero bianchi, ma nemmeno palesemente neri, in Australia venivano definiti come quelli dell’invasione della pelle oliva e anche una stirpe di assassini, anarchici e mafiosi.
Oggi arrivano sulle coste italiane milioni di uomini provenienti da Siria, Iraq, Guinea e Africa subsahariana.


Per raggiungere le nostre terre, i migranti superano grandi barriere naturali, territori pericolosi, Paesi politicamente instabili o molto poveri.
Il 98% di loro riesce ad arrivare sulle coste italiane; la maggioranza è di sesso maschile, al secondo posto ci sono i bambini e infine le donne.
Finora 1.311 persone sono morte durante il viaggio e per tutti gli altri, spesso, la vera avventura è iniziata dopo lo sbarco.


Nel 2018 si sono verificate trentatre violenze a sfondo razziale, con uomini che hanno aggredito altri uomini per il differente colore della pelle.
Ma perché abbiamo così tanta paura degli immigrati?
Secondo il parere di alcuni, il nostro atteggiamento nei loro confronti è stato influenzato dagli attacchi terroristici ispirati alla cosiddetta guerra islamica contro l’Occidente. Certo è che paura e diffidenza creano una vera e propria barriera, finendo anche per alimentare dei pregiudizi sulla loro reputazione.  “Vengono e ci rubano il pane”; “Quei barconi sono pieni di terroristi dell’Isis”; “Ma lo sapete che incassano dallo stato 40,00 euro al giorno?”; “È uno scandalo, alloggiano in alberghi di lusso e si lamentano pure”: questi sono i commenti più ricorrenti sugli immigrati.
In realtà, l’immigrato affronta il mare di notte, rischia la vita, arriva sulle nostre coste e chiede solo pane, pace e tranquillità, eppure viene subito etichettato come il nemico perfetto. La qualità degli esseri umani, in realtà, non dipende dal colore della pelle o dalla forma degli occhi.
Ci sono italiani educati e maleducati, rispettosi e irrispettosi, buoni e cattivi, esattamente come gli stranieri.
C’è da chiedersi, dunque, perché pensiamo di essere migliori degli altri.

Giulia Pintus

Classe 2^CO Liceo Coreutico

One comment

  1. Consiglierei a coloro che nutrono tali pregiudizi di leggere il bel libro di don Ciotti
    “Lettera ad un razzista del terzo millennio”. E’ illuminante perché fornisce una serie di dati e informazioni sull’emigrazione degli italiani -di cui si sta perdendo la memoria- e inoltre costringe a fare i conti con il proprio cristianesimo, con il concetto-valore della coerenza.
    Brava Giulia per il tuo commento!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *