Tre riflessioni sulla famiglia omogenitoriale

Bambini senza madri o padri
Gli omosessuali vogliono avere gli stessi diritti degli eterosessuali, però potrebbero togliere ai bambini il diritto di avere una mamma e un papà. In questi ultimi anni viviamo in una società che tende a eliminare le diversità, compresa quella di genere, ovvero l’essere maschio o femmina. Questa situazione confonde i ruoli e getta nel caos i bambini che vorrebbero una mamma e un papà. Alcune sentenze hanno stabilito che non esiste una differenza fra i figli di una coppia omosessuale e quelli di una coppia eterosessuale, ma dopo vari studi è stata anche elaborata una tesi contraria a questa affermazione. Tale tesi sostiene che tutti i percorsi di orientamento e di identificazione psicosessuale prevedono la figura materna distinta da quella paterna e che senza questa distinzione la psicopatologia infantile avrà sempre più bambini da curare.
Una teoria, questa, supportata anche da qualche accademico negli Stati Uniti, dove una ricerca condotta su settantacinque figli di coppie omosessuali ha portato a scartare l’ipotesi che non vi sia alcuna differenza fra loro e i figli di coppie eterosessuali.
Essi, infatti, stando ai dati emersi, hanno molte più probabilità di incorrere in problematiche emotive rispetto agli altri bambini. Non è da mettere in dubbio che l’elemento più importante in un rapporto con i figli sia l’affetto, ma forse i bambini non chiedono solo questo.
Questa è un’ipotesi che non si basa su pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale, ma su ricerche accurate condotte da psicologi specializzati nel campo, alle quali dovremmo dare più ascolto. Siamo quindi proprio certi che né il numero né il genere dei genitori garantiscano le condizioni di crescita e di formazione migliori per i bambini?
Siamo sicuri che per i bambini è importante soltanto la qualità dell’ambiente familiare, indipendentemente da chi ne fa parte?
Come qualcuno ha recentemente scritto, i bambini comunque sopravvivono spesso perfino alle guerre, alle carestie, agli abusi e alle violenze. Sopravvivono, appunto, anche in queste situazioni, ma non vivono felici e con tutti i loro diritti, come dovrebbe vivere ogni bambino.
Ecco perché sarebbe importante garantire loro tutte le opportunità innanzitutto in ambito familiare.

Giulia Pintus Classe 2^CO Liceo Coreutico

 

 

L’amore va al di là dei generi

Negli ultimi anni si è parlato moltissimo di omosessualità e più in generale della comunità LGBT della quale fanno parte le donne lesbiche, i gay, i bisex e i trans, soprattutto da quando questi hanno iniziato la lotta per il riconoscimento dei loro diritti a prescindere dal proprio orientamento sessuale.
Nell’ultimo decennio sono stati ottenuti in questo senso diversi risultati, ad esempio in 26 Paesi sono state legalizzate le unioni civili omosessuali. Nonostante si stia andando verso un mondo libero, in cui tutti possono esprimere le proprie tendenze senza essere giudicati, derisi, umiliati e perfino picchiati, molte persone fanno ancora fatica ad accettare situazioni ritenute diverse rispetto alla cosiddetta normalità.
Tra i diritti rivendicati vi è quello di poter adottare dei bambini da parte di due uomini o di due donne. Rappresentanti del mondo accademico che hanno compiuto studi e ricerche su questo argomento sostengono che la possibilità di avere genitori omosessuali non danneggia i bambini, affermando che la serenità nell’età della crescita e della formazione non dipende dal genere di chi ne è responsabile.
Su questo delicato tema è comunque ancora prematuro fornire conclusioni scientifiche.
Quello che senz’altro conta è l’amore dei genitori verso i propri figli, riuscire a creare per loro un ambiente familiare sicuro e protettivo, e questo sicuramente non dipende soltanto dal sesso dei genitori.
È altrettanto vero, del resto, che nelle famiglie con genitori eterosessuali si possono creare danni ai bambini quando il rapporto fra i genitori stessi è in crisi. Da un paio di anni si discute molto della stepchild adoption, ovvero della possibilità che un genitore non naturale adotti il figlio del suo compagno.
La normativa, che appena qualche anno fa ha riconosciuto le unioni civili anche in Italia, non dispone alcunché sulla possibile adozione di un bambino. A fronte di questa lacuna legislativa, il primo provvedimento di stepchild adoption in Italia è stato disposto dal tribunale per i minori di Roma, che ha accettato la richiesta di adozione di una bimba, figlia biologica di una delle due donne, da parte di una coppia omosessuale. Anche secondo i giudici, quindi, non è il genere dei genitori a garantire il benessere e la migliore crescita possibile di un bambino, ma l’amore e l’educazione che gli si può offrire ogni giorno.
Poco tempo fa anche in Sardegna si è avuto il primo caso di step adoption, a Sassari, dove due uomini hanno potuto adottare una bimba. Le opinioni sul tema restano discordanti, ma questi primi passi potrebbero portare a una regolamentazione legislativa anche in questo ambito.

Eleonora Arca Classe 2^CO Liceo Coreutico

 

 

Due uomini non fanno una madre, ma di sicuro fanno una famiglia

È in corso una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda l’adozione di bambini da parte di famiglie omogenitoriali. Poco tempo fa, anche a Sassari, c’è stato il prima caso di adozione da parte di una famiglia same sex, ossia con genitori dello stesso sesso. Si può dire che la società si è spaccata in due fra chi dice che l’omogenitorialità sia contro natura e chi pensa invece che un bambino, per crescere bene, abbia solo bisogno di amore.
Secondo alcuni studi, un bimbo adottato da coppie omosessuali non cresce in maniera diversa dai figli delle coppie eterosessuali. Qualche ricerca ha attestato, anzi, che i figli di famiglie same sex godono spesso di un benessere più alto rispetto a quello dei figli di coppie tradizionali, pur essendo più esposti a episodi di bullismo o a tentativi di emarginazione che ne rafforzano però il carattere e il rapporto con i genitori. Molti figli di famiglie omogenitoriali hanno rilasciato interviste nelle quali fanno capire che stanno bene e non hanno mai avuto problemi psicologici o sociali, dicendosi anzi fieri del proprio nucleo familiare. Negli Stati Uniti si contano circa 14 milioni di bambini adottati da coppie omosessuali, considerando anche quelli avuti in precedenti relazioni eterosessuali. In Italia, invece, siamo ancora anni luce indietro, con due fronti contrapposti che spesso si scontrano duramente fra loro. Durante un’animata protesta organizzata qualche tempo fa a Roma, per esempio, centinaia di persone si sono riversate per strada mostrando cartelli con la scritta “due padri non fanno una madre”. Per tutta risposta, qualche attivista di opinione contraria ha rimarcato che due uomini non fanno una madre, ma di sicuro fanno una famiglia.
Un altro tema che in Italia è fonte di scontro tra parti contrarie è quello della maternità surrogata, che nel nostro Paese è vietata, alla quale fanno ricorso sia le coppie eterosessuali che omosessuali per avere una gravidanza quando non si è in grado di concepire in modo naturale, affidandosi a una cosiddetta “madre in affitto”. Molti passi, comunque, negli ultimi anni sono stati fatti anche da noi in campi così delicati, e altri sicuramente se ne faranno in un futuro non molto lontano.

Daniela Monni Classe 2^CO Liceo Coreutico

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