I MONOLOGHI IMPOSSIBILI… Venere e la metamorfosi della bellezza

Antefatto: imagination, life is your creation!

Credo di poter evitare le presentazioni.
Insomma, chi non mi conosce?
Potrei umilmente affermare di essere l’emblema della bellezza e aggiungere che non sono ancora passata di moda!


Ecco, questa sono io nel 25.000 a.C.

Quanto rimpiango quei tempi!
Pensate che avreste potuto strafogarvi mangiando di tutto al McDonald’s e nessuno vi avrebbe definito “grasse” ma soltanto “steatopigiche”. I giudici di bellezza del paleolitico mi consideravano un amuleto, volevano che rappresentassi la fertilità della terra e la fecondità della donna, così mi sono adeguata e ho esasperato i miei attributi femminili diventando l’icona del tempo.
Non era necessario mostrare il mio viso o i miei piedi, e non perché avevo messo l’eyeliner storto o avevo i piedi alla Chiara Ferragni, ma semplicemente perché non era funzionale al mio compito.
La bellezza paleolitica era serva dell’utile: se servivano fertilità e fecondità, il bello le doveva incarnare. Devo ammettere che non sempre è semplice adeguarsi agli ideali di tutte le epoche, specialmente quando scopro di dover iniziare una dieta salutista.
È per questo motivo che, quando Paride mi donò il pomo d’oro, mi caddero le braccia!

E così, nel 130 a.C., la bellezza ha iniziato a splendere sotto un’altra luce, quella dell’illuminismo greco, ovvero l’ellenismo. Il “bello” non era più ideale ma reale e spettacolare, e guardatemi: insomma, sono proprio uno spettacolo!  La mia posa può sembrare classica, ma è molto rivoluzionaria; mi è bastato buttare il busto all’indietro per rompere tutti gli schemi del classicismo. Si dice che sono stata sopravvalutata perché nel 1820, quando la mia scultura venne ritrovata, gli studiosi inizialmente la attribuirono a Prassitele, ed è per questo che è diventata così famosa anche nei secoli più vicini a voi. Sono stata, infatti, la star di numerose campagne pubblicitarie, come nel 1983, quando la mia bellezza equilibrata e ponderata è stata messa a confronto con l’equilibrio tra il liscio e il gassato dell’acqua Ferrarelle.

Manco a paragone con questa sciatta scomposta!

La menade danzante di Skopas – 130 a.C.

 

In qualità di emblema della bellezza non posso che affermare di essermi reincarnata, ormai da quasi sessant’anni, in lei.


Se c’è una che non teme il cambiamento, quella sono io. E non potete neanche immaginare quante volte io sia cambiata nel corpo di Barbie. Con quella bambola ho un cursus honorum di tutto rispetto che inizia con la pin-up del 1959 e prosegue con la rivoluzionaria astronauta del 1965, ben quattro anni prima che Neil Armstrong posasse il suo piede sulla superficie lunare.
Nei panni di Barbie sono stata anche presidente degli USA e top model, permettendo alle bambine di tutto il mondo di proiettarsi nel futuro e di non smettere mai di sognare. Per non parlare, poi, di come la mia vita sia migliorata proprio con Barbie. A parte il fisico perfetto, infatti, il sorriso plastico e i capelli sempre in ordine, ho avuto migliaia di vestiti, una casa a Malibù, una mini decapottabile e una jeep. Se un tempo era questa perfezione quasi irraggiungibile ad attrarre molti, a lungo andare, agli occhi di molti altri, anche quella di Barbie è diventata una figura noiosa perché ritenuta eccessivamente finta.  È così che nel 2016 ho avuto un decisivo contatto con la realtà: Barbie ha infatti iniziato a rappresentare una bellezza meno sofisticata ed espressa in vari modi, riuscendo a far capire che la bellezza non si manifesta in un’unica forma assoluta.

Il mio primo contatto con la realtà

E chi meglio di me può confermare questa verità? Da anni mi adatto alle regole di voi mortali, che prima stabilite un’unica tipologia di bellezza, poi imponete dei canoni e, quando vi va, resettate il gioco. Ed è proprio perché siete voi stessi i giudici della vostra realtà, e avete giudizi mutevoli, che non può esistere un’unica forma di bellezza.
Dunque anche Barbie può diventare una “Barba”, se pensate di poter trovare la perfezione nella realtà.
Baci a belli e brutti!
Venere

Martina Sini

Classe 3^C Liceo Classico

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