Sempre per non dimenticare…

Un sacchetto di biglie: dal libro al film per ricordare la tragedia dell’Olocausto
Due allieve del nostro Liceo Coreutico ci offrono la loro riflessione su una delle testimonianze più toccanti di un periodo oscuro della storia dell’umanità. Lo fanno con la grazia e la sensibilità delle danzatrici, ma anche con la forza e la determinazione di chi sa che la tolleranza e la libertà vanno difese ogni giorno.

Il punto di vista di Chiara

Nessuno di voi immagina cosa si nasconde dietro un sacchetto di biglie, vero?
Joseph lo sa, ce lo racconta con gli occhi di un bambino che ha dovuto intraprendere un lungo viaggio per essere libero. Ha dovuto mentire sulla sua identità, scappare per non essere ucciso, soffrire per cercare di continuare a vivere rinunciando a essere se stesso.

Ha vissuto nascondendosi per sfuggire alle ingiustizie della Seconda Guerra Mondiale, nel corso della quale milioni di vite sono state distrutte dai nazisti come un albero abbattuto dal vento. Si è dovuto separare dalla sua famiglia e insieme al fratello Maurice è dovuto fuggire dalla sua terra, in cerca di un rifugio sicuro e definitivo. Assieme riescono a evitare i controlli, imparano a riconoscere il rumore dei camioncini carichi di fanatici che si aggirano alla loro ricerca per sparargli contro.

Affrontano insormontabili difficoltà, rischiando anche loro di essere ridotti a cenere lanciata per aria, come tutte le vittime dei forni crematori nei campi di concentramento. Ma fortunatamente riescono a salvarsi e a ritrovare la loro famiglia. Joseph ce la fa, con la sua vecchia e inseparabile biglia che tiene stretta nella mano in ogni momento. Vi state chiedendo l’importanza di una semplice, banale e inutile piccola pallina?
La biglia è stata la forza di quel bambino con gli occhi verdi pieni di terrore.

Ha rappresentato i suoi momenti di spensieratezza, i suoi pochi attimi di felicità, la stanchezza dopo tanti sacrifici per continuare a vivere. Quella semplice biglia lo ha aiutato quando erano in agguato la voglia di arrendersi, la paura di non riuscire a rivedere la sua famiglia, la nostalgia di casa, la malattia, la disperazione. La biglia è stata la sua migliore amica, l’unica compagna fedele in un ingiusto e interminabile viaggio, il sostegno nell’affrontare una vita che nessuno merita. Proprio da quella biglia nasce un grande insegnamento per tutti noi, con il ricordo di una tragedia che ha segnato l’umanità e lacerato per sempre i nostri cuori.

Chiara Ferrandu

Classe 3^CO Liceo Coreutico

 

Il punto di vista di Giada

Cosa simboleggia un sacchetto di biglie? È quello che si chiederebbero in molti.
Le biglie sono un gioco per bambini, rappresentano il divertimento, la spensieratezza, la serenità. Ma non in questo caso.
Un sacchetto di biglie è il titolo di un film, tratto dall’omonimo romanzo del 1973 scritto da Joseph Joffo, che racconta un’incredibile storia vera, una storia di coraggio e paura allo stesso tempo. Racconta dell’Olocausto, dello sterminio di milioni di persone innocenti visto da due bambini.


Sono i due fratelli Joseph e Maurice Joffo, spazzati via dalla loro città, allontanati dalla loro casa, separati dalla loro famiglia, divisi dai loro coetanei e costretti a vivere nella paura, sempre però con la speranza di tornare alla loro vita e di riabbracciare i propri cari. Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria per non dimenticare a che punto la crudeltà umana può arrivare, perché milioni di persone passarono per le camere a gas e i forni crematori uscendone come cenere, cenere che si disperse nel vento. Ma noi quella cenere ancora la vediamo volare nel cielo, che diventa sempre più scuro e cupo, come le anime macchiate di chi si è bagnato le mani con quel sangue innocente.


Non dimentichiamo, perché è importante non farlo. La storia dei due fratelli Joffo e della loro famiglia ci aiuta a capire quanto il male sia vicino a noi, ma ancora di più quanto lo sia il bene. Le biglie stesse, in questo caso, sono il bene, un elemento positivo nel mare magnum della negatività. Le biglie sono la speranza che mai ci lascerà, sono la vita passata, tutto ciò che riporta il piccolo Joseph indietro nel tempo, i ricordi indelebili fissati nella sua mente. Le biglie sono il coraggio, il coraggio di un bambino, che talvolta è paragonabile a quello di un leone che cammina a testa alta anche quando è in difficoltà.

Le biglie sono la vita, che Joseph tiene stretta tra le mani, deciso a non lasciarla scivolare via. Le biglie sono il filo rosso che lo collega alla famiglia lontana, ma allo stesso tempo vicina. Lo stesso filo rosso che collega, anche dopo tutto questo tempo, le nostre anime a quelle di Roman, il padre di Joseph e Maurice, e dei suoi figli. Perciò non restiamo indifferenti, non dimentichiamo Roman Joffo, i suoi figli, i ragazzi, i bambini, le donne e gli anziani la cui vita è stata strappata via senza alcun ritegno.
Ogni giorno dovrebbe essere il 27 gennaio!

Giada Pulina

Classe 3^CO Liceo Coreutico

One comment

  1. Cara Giada, Cara Chiara,
    vi ringrazio per l’intensità delle vostre parole, per la profondità del vostro pensiero, per l’umanità racchiusa nelle vostre riflessioni. Avete saputo cogliere l’universo contenuto nella biglia, unica luce nel buio della vita di un bambino vittima della ferocia e del delirio che percorse l’epoca in cui visse la sua infanzia.

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