Colloquio con il professor Marcello Castangia sull’utilità degli studi classici

PARLIAMONE

Colloquio con il professor Marcello Castangia sull’utilità degli studi classici

Le discipline classiche sono sottovalutate, ritenute talvolta “morte” e inutili dalla maggior parte dei giovani d’oggi: ma perché ciò accade?
Abbiamo deciso di chiederlo al professor Marcello Castangia, una new entry al Liceo Classico Azuni, molto vicino ai ragazzi data anche la sua giovane età.
Il docente, che racconta di aver scelto a suo tempo in modo del tutto casuale il liceo classico per i suoi studi superiori, spiega di essere rimasto profondamente colpito dal fascino del latino e del greco al termine dei suoi studi liceali.
È così che, dopo l’esame di maturità, ha deciso di proseguire la sua formazione umanistica iscrivendosi al corso di laurea in Lettere Antiche presso l’Università di Sassari.


Delle discipline classiche, poi, il professor Castangia non solo ha fatto il suo lavoro, ma anche la sua grande passione. Nel tempo libero, infatti, continua a confrontarsi con esse studiando e approfondendo le sue conoscenze, rivedendo testi antichi, integrando vocaboli con quelli del dizionario di greco del celeberrimo Franco Montanari.


Con grande abilità, il professor Castangia riesce a invogliare i suoi studenti allo studio del greco antico e del latino, facendo in modo che si lascino trasportare dalla maestosità dell’antico. Al nostro docente, dunque, abbiamo posto il seguente quesito: perché scegliere il liceo classico? Egli afferma che attraverso lo studio del patrimonio linguistico e letterario dell’età antica si acquisisce una sensibilità che non tutti gli studenti possiedono, da poter maturare mediante lo studio delle materie umanistiche, che permettono lo sviluppo delle doti umane, morali e intellettuali dell’individuo. Oggi, tuttavia, si sente parlare, a proposito dei percorsi scolastici, di pensiero computazionale, come se il fine fosse programmare fin dalle superiori un “automa” anziché prima di tutto una persona, per poi indirizzarla al mondo del lavoro in modo spesso precipitoso e non adeguato.
Un errore, questo, che proprio gli studi umanistici si propongono di evitare.
Il fine del liceo classico e delle discipline umanistiche è infatti riuscire a trasmettere l’humanitas, un vasto insieme di valori come la razionalità, il rispetto, la tolleranza, veri e propri riferimenti e criteri di comportamento in ogni circostanza della vita.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi chi sia il maestro di humanitas e quali siano le sue funzioni. Tale figura non si limita esclusivamente a insegnare discipline umanistiche nel senso stretto del termine, ma si impegna anche nel cercare di trasmettere virtù morali che dovrebbero essere proprie di ciascun essere pensante.
L’insegnamento delle discipline antiche non deve perciò ridursi a una sterile e infeconda analisi degli argomenti fine a se stessa, ma deve essere in grado di formare, nel senso più vasto del termine, l’individuo, arricchendone, oltre alla sfera conoscitiva, anche lo spirito.
A questo proposito, il professor Castangia parla di una vera e propria sfida che si deve instaurare tra colui che si approccia al mondo antico nelle sue innumerevoli sfaccettature e le discipline antiche stesse, aggiungendo inoltre che generare e stuzzicare curiosità sono caratteristiche intrinseche del greco antico e del latino.
Ma l’argomento più dibattuto e di maggiore scalpore è quello dell’utilità pratica delle materie classiche: perché è così importante conoscere la lingua e la letteratura degli antichi greci e romani?
Innanzitutto perché il greco antico e il latino rappresentano le radici di alcune delle più importanti e diffuse lingue moderne, in secondo luogo perché i contenuti delle opere scritte nelle lingue antiche offrono l’opportunità di acquisire e rielaborare un bagaglio culturale approfondito ed esteso. Chi non ha studiato la lingua e la letteratura greca e latina, dunque, porta forse anche inconsapevolmente dentro di sé una lacuna, poiché non è in grado di confrontarsi con quanto è a monte di tante lingue moderne e di molte opere della letteratura medievale, moderna e contemporanea.
In conclusione, chiediamo al professor Castangia in che modo cerchi di rapportarsi con i suoi studenti e lui ci spiega testualmente: “Cerco di creare un rapporto di serenità e collaborazione con i miei alunni, nonostante il mestiere dell’insegnante non sia facile. Chi insegna, infatti, deve unire la serenità con la severità che richiede lo studio delle discipline. Tuttavia, i libri e la didattica valgono fino a un certo punto se poi non si vuole veramente bene agli studenti: ciò che mi propongo ogni giorno è essere per loro un punto di riferimento. Non ho figli biologici, gli allievi sono i miei figli”.
Il nostro docente, insomma, mette in risalto come sia necessario giungere a un compromesso nell’insegnamento, come in ogni altra cosa della vita, sempre secondo la logica del nulla di troppo (μηδὲν ἄγαν).


Al termine del colloquio, per rendere più esplicitamente la sua idea di didattica, il professor Castangia cita un’affermazione del noto scrittore greco Plutarco: “Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.


Noi, da parte nostra, molto più modestamente ma in modo altrettanto incisivo, citiamo Roberto Vecchioni, docente di greco antico e latino e notissimo cantautore.

Professor Vecchioni scrive: “Il greco non serve a niente, certo, ma serve molto meno la persona che non lo legge e non lo conosce perché non ha capito l’utilità dell’inutile, anzi la bellezza dell’inutile. Non si vive solo di utile”.

Alice Oggiano ed Elvy Mastandrea

Classe 5^B Liceo Classico

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