Alla scoperta dei tesori dell’Azuni

Il fascino del tempo nei libri antichi della biblioteca

Prologo
Ottenute le chiavi sia dell’archivio che della biblioteca storica, ci dirigiamo verso la nostra tanto agognata meta. La dottoressa Loredana Parisi, referente della Dirigenza per il servizio bibliotecario, mi racconta nel frattempo le cose che sa al riguardo di questa affascinante sezione della nostra fornitissima biblioteca, in attesa che riapra per iniziare a catalogare i libri che vi sono custoditi. I locali sono sottoposti a lavori di restauro da anni e i ricordi della bibliotecaria sono frammentari e sfocati. È però certa del fatto che tra i grandi scaffali rotanti, pieni di possenti tomi del Settecento, vi siano soprattutto testi filosofici e scientifici. Una volta, mi dice, usavano i guanti di seta per evitare che i libri si rovinassero.
Nel mezzo del cammin del nostro archivio incontriamo il signor Gianfranco Pilo, tecnico del vicino laboratorio di Fisica, memoria pluridecennale dell’Istituto, che ci guiderà lungo tutto il percorso.
Entriamo innanzitutto nella biblioteca storica.


Il possesso dei libri che vi sono ospitati risale a periodi assai lontani nel tempo, ben prima che l’Azuni prendesse dimora nella sede attuale. I testi scientifici che mi vengono mostrati, invece, sono frutto di uno scambio avvenuto nell’Ottocento proprio con alcuni di quei testi antichi. Apprendo con piacere che questi preziosi libri vengono resi disponibili dal nostro Istituto per ricerche e studi da parte di terzi, ovviamente qualificati. Con emozione sfoglio un dizionario ebraico del XVIII secolo e un’edizione de I promessi sposi stampata quando ancora Manzoni era vivo.

Nella sala dell’Archivio Storico, da più di ottant’anni, si accumulano registri, voti, diplomi, documenti vari e dati sui docenti e sugli studenti che hanno rispettivamente insegnato e studiato nel Liceo Azuni.

A quanto pare, i piemontesi del Regno di Sardegna avevano l’abitudine di far girare gli insegnanti di regione in regione: infatti, sfogliando le varie carte, non leggo neanche un cognome sardo.
Noto anche alcune lamentele dei presidi dell’epoca riguardo a vari aspetti organizzativi del loro lavoro. Scopro poi che la schedatura dei registri è stata opera dell’instancabile professor Francesco Bua, docente ormai in pensione di Storia e Filosofia, nonché autore di una storia del nostro liceo. Il signor Pilo mi racconta di avere letto una lettera scritta di proprio pugno da Zaira Cohen Righi, la professoressa di Scienze che durante la Seconda Guerra Mondiale ha trovato la morte ad Auschwitz, dove era stata deportata perché ebrea. Nella missiva, la docente si lamentava con il Provveditorato agli Studi di Sassari che, per qualche arcano motivo, non le aveva riconosciuto il titolo di studio.

Mentre sto curiosando tra i registri, alla ricerca dei voti di qualche illustre segretario di partito, la dottoressa Parisi, del tutto casualmente, apre un volume e trova i voti di uno studente ginnasiale che dopo qualche anno sarebbe morto durante la Prima Guerra Mondiale. Mi allontano da quei luoghi non senza una punta di malinconia.
Cinquecentine, ovvero preziosissimi testi del Cinquecento, dove siete?

Epilogo
Dopo qualche giorno, il vicepreside in persona, professor Gian Mario Pittorru, viene a chiamarmi in aula per comunicarmi una notizia che mi procura gaudium magnum.
Habemus nuovamente le cinquecentine, mie adorate. Assisto quindi in diretta al ritorno dei miei amati tesori che, in ossequio alla collaborazione istituzionale precedentemente richiamata, erano in temporaneo affidamento per essere scansionati e digitalizzati nell’Archivio Storico Comunale. Trascorre ancora qualche giorno e vengo chiamato dalla dottoressa Parisi.
Scendo per l’ennesima volta le scale. Ah, visione celestiale!
Mastodontici tomi rilegati in pelle sono schierati su un tavolo, a mo’ di esercito della cultura. Li sfoglio, armato di guanti in lattice. Mi tremano le mani a vedere le annotazioni a margine scritte da un uomo vissuto cinquecento anni prima di me.

Vi lascio con questa visione poetica del mio cuore bibliofilo, in attesa del prossimo reportage!

Leandro Cossu

Classe 5^D Liceo Classico

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