I MONOLOGHI IMPOSSIBILI… Elena di Troia contro la routine della violenza

Antefatto: dicono tutti che sono bella come il sole, da far impazzire.
Si, è vero, ma non chiamatemi miss!

Mondo, 1250 a.C.
Non ricordatemi che “Menelao tiene le corna!” e soprattutto non incolpatemi di essere la causa della guerra di Troia, perché non è cosi. Io sono solo Elena.


Per troppo tempo mi sono addossata le colpe di una guerra portata avanti per soli interessi economici e troppo tardi ho capito di non essere la colpevole.
Dopo la mia morte, un filosofo greco di nome Gorgia è riuscito a dimostrare a tutti la mia innocenza; ha infatti affermato che, in quanto rapita e violentata, sono stata oltraggiata e, poiché chi merita disprezzo è colui che oltraggia, la colpa deve ricadere sul mio rapitore Paride.

Vi chiedete perché nessuno l’ha capito prima del V secolo a.C.?
Semplicemente perché anche nel XXI secolo d.C. ci sono persone convinte che, se una donna è stata violentata, forse se l’è andata a cercare. Persone che non danno neanche più peso a questi episodi, perché ormai è “normale” sentirne parlare tutti i giorni: la violenza sulle donne sta diventando una routine! Per secoli l’uomo maschilista ha imposto l’idea della sua superiorità sulla donna in campo culturale, sociale e politico.
La sua presunzione è che “l’uomo è superiore alla donna”.
Io ne sono stata testimone: nell’antica Grecia le donne erano paragonabili a un paio di scarpe di oggi con scomodi tacchi a spillo, relegate in fondo alla scarpiera per la maggior parte dell’anno ed esibite soltanto nelle occasioni speciali. La donna, prima bella e brava perché remissiva e ignorante, adesso è uscita dal gineceo in cui era relegata, ha reclamato i suoi diritti e continua a farlo. Eppure ci sono ancora uomini che si sentono legittimati a esercitare la propria forza sulle donne. La violenza può essere di vari tipi: fisica, sessuale, psicologica o economica.  Alcune donne, nel tentativo di liberarsi dal giogo, decidono di rompere il rapporto, altre non possono farlo per paura di ritorsioni sui propri figli, altre ancora cercano giustificazioni per continuare a sopportare, altre infine denunciano, ma il soccorso, spesso, arriva troppo tardi.


A lungo andare, dunque, il rischio è che i maschi persistano nell’agire con violenza e che le donne si rassegnino a tollerarla.
Eppure la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani, e per questo nel 1999 l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha stabilito che il 25 novembre sia la giornata internazionale per la lotta alla violenza sulle donne. Questa data è stata individuata fin dal 1981 da un gruppo di femministe per ricordare l’assassinio di tre sorelle dominicane che, per essersi opposte al regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo, vennero stuprate e prese a bastonate per poi essere gettate in un burrone all’interno della loro auto, in modo da simulare un incidente.
In Italia si celebra questa giornata dal 2005 e, inoltre, si sta cercando di sensibilizzare i giovani su un tema così delicato anche attraverso l’educazione scolastica, oltre che formulare percorsi di rieducazione destinati agli autori di azioni violente contro le donne.
Io ho detto no a Paride proprio come molte donne hanno detto no al loro compagno, marito, ex-marito, amico. Io avevo un vestito lungo fino ai piedi, loro avevano forse dei jeans o una minigonna. Io avevo paura, così come loro hanno avuto paura.
Ma proprio voi donne, che adesso potete farlo, parlate di questa drammatica piaga, sensibilizzate tutta la società, combattete con la forza degli spartani gli stereotipi sessisti che vi soffocano.
Se già ai miei tempi non era normale che fosse normale, figuriamoci ai vostri!


Io non sapevo cosa fosse l’uguaglianza, ero stata abituata a essere inferiore, ignorante e obbediente. Proprio per questo il mio appello va anche agli uomini, affinché non restino indifferenti come Menelao, ma partecipino al fianco delle donne alla lotta per la difesa dei loro diritti. A tutti quelli che credono di essere superiori alle donne in quanto più forti, invece, consiglio di sfruttare questa loro (presunta) forza per far lavorare più il cervello che i muscoli.

Postfatto: io ero bella come il sole e li ho lasciati impazzire!
Voi siete belle come il sole: non lasciategli il tempo di impazzire.

Un abbraccio, la vostra Elena.

 

Martina Sini

Classe 3^C Liceo Classico

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