Generazione bruciata: i giovani e i film

Nessun giovane negherebbe che Caravaggio, Giacomo Leopardi e Ludwig van Beethoven abbiano fatto arte, ognuno declinando la propria sensibilità in forme diverse.
Ben pochi giovani, allo stesso tempo, cercherebbero il piacere estetico e l’impeccabilità formale anche in un thriller da spiaggia o, viceversa, vorrebbero essere beceramente intrattenuti da un classico della letteratura mondiale. La scuola ci ha trasmesso un codice di valori condivisi che ci permette di mettere ordine tra i vari livelli di fruizione di una qualunque opera artistica: perché allora i ragazzi, e pur avendo io diciotto anni mi tiro fuori volentieri da questo discorso, continuano a credere imperterriti che un film possa e debba essere soltanto uno svago, un semplice prodotto di evasione? Perché credono che tutto il cinema “alto”, che punta a raggiungere la perfezione tecnica e contenutistica, sia opera di qualche scriteriato regista che abbindola il pubblico radical chic con film fondamentalmente noiosi?
Vero è che noi veniamo bombardati fin da piccoli con star system e studio system, in particolare con attori belli e famosi, ma qualitativamente scadenti, chiamati a girare in loop film su supereroi e pirati, pellicole leggere e adatte a essere viste da tutta la famiglia.
Questa tendenza ha probabilmente favorito la diffusa percezione che un film debba essere valutato per il livello di evasione che regala e non per il messaggio che trasmette, per le innovazioni nella regia e per la ricercatezza con cui si propone al pubblico.
Non voglio essere frainteso: ovviamente, è giusto che esista una vasta gamma di film tra cui scegliere e che, secondo la propria disponibilità a concentrarsi, si possano preferire in un dato momento film leggeri e di evasione. La mia critica è rivolta a chi, fra i miei coetanei, pensa che un film debba per forza essere disimpegnato e dilettevole, che si possa vedere interrompendolo e riprendendolo a piacimento, magari per accompagnare qualche piacevole sollazzo quando si è in compagnia.


Qual è il duplice risultato di questa distorsione?
Da un lato, si abbassa il livello generale di giudizio estetico da parte del pubblico medio; dall’altro, si penalizzano i registi visionari e rivoluzionari, che non troveranno mai un produttore pronto a rischiare il rosso nel bilancio del botteghino quando invece si può andare sul sicuro con dei blockbuster.
Pensiamo allo sguardo sofferente di Renée Falconetti nel muto ”La passione di Giovanna d’Arco”, di Carl Theodor Dreyer; al delirio finale di Aguirre, magistralmente interpretato da Klaus Kinski, nel capolavoro “Aguirre, furore di Dio”, di  Werner Herzog; allo stacco di quasi nove milioni di anni tra un osso lanciato da una scimmia e un’astronave in “2001: Odissea nello spazio”, di Stanley Kubrick.


Perché mai questi film non possono essere paragonati alla “Pietà vaticana” di Michelangelo Buonarroti o alla “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci?

Mi rivolgo non soltanto ai miei coetanei, ma anche agli adulti corrotti da questa visione del mondo: abbandonate l’edonismo delle piattaforme in streaming e siate esigenti con i vostri occhi e le vostre orecchie nell’estenuante ricerca del “bello” anche nella cinematografia!

Leandro Cossu

Classe 5^D Liceo Classico

One comment

  1. Penso a un film come “Il ragazzo dai capelli verdi” di Joseph Losey e non posso non darti ragione! Sono capolavori, magari di più complessa percezione ed elaborazione rispetto ai dipinti che hai richiamato, ma nessun dubbio: sono opere d’arte.

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