L’indifferenza: un vicolo cieco per l’anima

È stata una mattinata all’insegna della sincerità e della riflessione quella trascorsa mercoledì 12 dicembre, presso la sede de La Nuova Sardegna, con monsignor Gian Franco Saba, arcivescovo della città di Sassari, che ha incontrato più di un centinaio di studenti provenienti da vari Istituti superiori nell’ambito del progetto “La Nuova@Scuola”. Dopo la presentazione della giornalista Daniela Scano, responsabile del quotidiano per la cronaca di Sassari, e i saluti del direttore della testata, Antonio Di Rosa, l’arcivescovo ha esaurientemente risposto a tutte le domande che gli hanno posto i ragazzi. L’incontro è stato organizzato da La Nuova Sardegna dopo che l’arcivescovo, in occasione della festa patronale di San Nicola del 6 dicembre, ha fatto pubblicare una sua lettera sul tema dell’indifferenza, rivolta a tutti i lettori del quotidiano.

L’indifferenza è preoccuparsi troppo per sé e poco per gli altri, ma anche preoccuparsi poco per se stessi.
Il primo passo da fare per superare il muro dell’indifferenza è proprio ascoltare gli altri e al tempo stesso lasciarsi interpellare da loro, rafforzare le reti sociali e personali combattendo una cultura dominante nella quale la perdita dei legami è all’ordine del giorno.
«Vogliamo essere la voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza, la quale uccide – ha detto monsignor Saba – e vogliamo anche dare voce a chi non ce l’ha, a chi può solo inghiottire lacrime». Dobbiamo sostenere le persone disposte a mettersi in gioco, a scendere in campo per aiutare i più fragili e perciò deboli, perché tutte le persone sono importanti, di qualunque età, livello culturale e sociale esse siano, tutte portano dentro di sé qualcosa da dare e da comunicare.


La prima realtà verso la quale non si deve essere indifferenti è la propria persona: non si deve essere indifferenti a quello che si sente dentro di sé, a quello che passa dentro il cuore e nella mente, ai progetti e ai sogni.
Non bisogna avere paura di esprimere ciò che si prova e che si vive dentro, perché non potersi esprimere significa non poter essere se stessi, e anche questa è una forma di indifferenza.
Il messaggio di monsignor Saba è stato quello di continuare per la propria strada, desiderando soltanto di essere se stessi, ascoltandosi.
L’unica risposta a situazioni caratterizzate dall’indifferenza è vivere insieme amandosi e non ignorandosi, guardandosi, accogliendo e aprendosi a chiunque.
Per fare questo è importante non stare soli, creare occasioni e punti di incontro per scambiare idee, per crescere insieme, condividendo il proprio cammino con gli altri. La solidarietà, la responsabilità e la partecipazione, infatti, sono l’antidoto contro i conflitti, l’unico modo di collegare il privato al sociale attraverso la riscoperta del valore dei legami.
L’indifferenza è il vero male di questa epoca, insidia sempre più la nostra mente e il nostro cuore, ci rende sordi e ciechi davanti alla realtà di tutti i giorni, spingendoci ad aggirare ogni pur piccola scelta che la vita ci propone, con disinteresse e mancanza di volontà.
Siamo indifferenti per tanti motivi: il raffreddamento dei sentimenti, la mancanza di tempo, l’incapacità di riflettere, il prosciugamento di passioni e curiosità.
Diventiamo aggressivi, scontrosi, antipatici. Facciamo del male a persone che ci dimostrano il loro bene ogni giorno, fingendo che non esistano.
Nessuno merita tutto questo.
Bisognerebbe imparare a vivere assieme gli uni con gli altri, amandosi e non ignorandosi, essere partecipi alle varie situazioni, rispettosi e gentili verso gli altri.
Il primo passo da fare per sconfiggere l’indifferenza è conoscersi e incontrarsi.
La conoscenza, le domande, la curiosità, la generosità e l’incontro sono elementi essenziali per recuperare le relazioni fra le persone.

Ognuno di noi è importante, in questo percorso, perché porta dentro si sé qualcosa da dire, che chiede soltanto di essere ascoltata.
Tra le innumerevoli voci contro l’indifferenza, è da ascoltare attentamente quella di Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, che dice: «Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza; il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza; il contrario dell’intelligenza non è la stupidità, ma l’indifferenza: è contro questa che bisogna combattere con tutte le proprie forze. E per farlo esiste una sola arma: l’educazione. Bisogna praticarla, diffonderla, condividerla sempre e dovunque. Non arrendersi mai».

Chiara Ferrandu e Giada Sechi

Classe 3^CO Liceo Coreutico

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