Alla scoperta dei tesori dell’Azuni

Azuniana Jones e il regno della dottoressa Parisi

Che cosa c’è in comune tra la maniglia di una porta e l’Azuni?
Lo scopo di questo mio reportage in più puntate è proprio questo: mostrare come all’interno della propria vita quotidiana, e nello specifico quella studentesca, la forza dell’abitudine, a braccetto con la pigrizia, ci renda insensibili a ciò che abbiamo attorno. Tutti, quando aprono una porta, danno per scontata la maniglia e non la notano. Ci ricordiamo della sua esistenza solo in due casi: quando la maniglia manca o quando qualcuno ce la indica. Nel curare la stesura di alcuni articoli sulla sede storica del nostro liceo, la mia speranza è che, per citare Simone Weil, «quelli che credevano di sapere meno possano essere coloro che avranno scoperto di più».

Scendo nel piano seminterrato della scuola, giro a destra e percorro un corridoio tappezzato di pannelli in compensato, assenti dai miei primi ricordi di quei luoghi. All’interno ci aspetta, informata del nostro arrivo, l’eclettica dottoressa Loredana Parisi, la ricercatrice volontaria che senza niente in cambio si occupa della biblioteca. Prima di cominciare l’indagine, contemplo, ancora una volta estasiato, il primo locale, dedicato ai testi della classicità incarnati nelle edizioni più prestigiose esistenti: prima fra tutte, l’esercito giallo della “Belles Lettres”. In sole tre sale sono racchiusi più di 20.000 volumi, raccolti nella seconda metà del secolo scorso e frutto sia delle acquisizioni della scuola sia delle donazioni, piccole e grandi, di studenti, ex studenti e insegnanti. «Alla fine – ci dice la dottoressa – il mio mestiere è una via di mezzo tra l’archeologia e…», indicandoci le scale per recuperare il materiale dagli scaffali più alti, «…l’alpinismo».

A ogni volume è stato associato un codice decimale Dewey per consentire una classificazione tematica. Non solo, ma, come ci spiega ulteriormente la dottoressa Parisi, la biblioteca fa parte del Servizio Bibliotecario Nazionale e della Rete delle Biblioteche Scolastiche: in sintesi, è possibile rintracciare ogni libro presente direttamente su internet. Entriamo nella seconda stanza, i cui tavoli sono temporaneamente occupati da una mostra libraria sulla scuola in Sardegna. La dottoressa Parisi ha avuto soltanto l’imbarazzo della scelta, nell’allestirla, vista e considerata la mole di materiale sulla nostra regione. La mia mente, però, non è più responsabile di ciò che scrive la penna: vedo gli scaffali rotanti e, con un volo pindarico non indifferente, chiedo con innocenza di poterli aprire. Mentre fuori ha finora regnato l’ordine e l’omogeneità, scaffale dopo scaffale mi si palesa un mondo anarchico e imprevedibile: grossi tomi di storia dell’arte rilegati in pelle; la raccolta pressoché completa di tutti i numeri della Nuova Antologia, prestigiosa e vetusta rivista letteraria nella quale vennero pubblicati a puntate i capolavori della letteratura del ‘900 italiano; raccolte giuridiche e bollettini legislativi tanto datati da poter ospitare potenzialmente l’autografo di Crispi o di Giolitti; e poi ancora dizionari, altri testi in latino e greco, vecchi quotidiani e una raccolta confusa di vecchie tesine della maturità. Arrivati a questo punto, posso rivelare lo scopo malvagio che mi ha spinto a scendere per l’ennesima volta in quei locali: vedere i «sacri testi», i famosi libri vecchi più di mezzo millennio, di cui la nostra scuola vanta il possesso come bene storico, ma di cui nessuno studente ha mai avuto testimonianza diretta, se si esclude l’averli contemplati in fase di catalogazione da parte di qualche fortunato delle generazioni passate.

Chiedo dove siano le «cinquecentine»: la dottoressa Parisi mi risponde che sono state prelevate dall’archivio storico della città perché è in corso un’opera di digitalizzazione. Io però voglio vedere la biblioteca storica. Apprendo poi che questa sezione della biblioteca è inaccessibile perché solo recentemente si sono conclusi i lavori di restauro e ora si rende necessaria una lunga e delicata opera di ripristino dello stato d’uso. La storia di questo viaggio tra meravigliosi volumi, quindi, va aggiornata a quando inizieranno tali lavori. Per ora, alla prossima puntata!

Testo di Leandro Cossu  5^D Liceo Classico

 Foto di Marco Caddia 5^D Liceo Classico

 

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