Il ruolo delle donne negli anni della Prima Guerra Mondiale

Cento anni fa finiva la Prima Guerra Mondiale e ogni nazione che vi aveva partecipato, più o meno volutamente, faceva i conti (letteralmente) con il numero dei sopravvissuti, dei feriti e dei caduti.
Il dato numerico su questi ultimi era davvero rilevante, così come lo era stato il loro ruolo in vita durante il conflitto, a prescindere da quanto l’esito della guerra risultò gradito al loro Paese.
Proprio per questo l’11 novembre, data della sottoscrizione dell’armistizio che segnò la conclusione del conflitto, è diventato per gli anglofoni il Remembrance Day, giorno del ricordo.
Anche l’Italia ricorda i caduti e il loro sacrificio nel giorno dedicato alle Forze Armate e all’unità del Paese nella data del 4 novembre, che segnò la firma dell’armistizio per la nostra nazione.
È doveroso però serbare memoria anche delle tante donne che prestarono assistenza ai soldati al fronte e sottolineare il fatto che l’azione da loro svolta fu tanto volontaria quanto essenziale.
Queste donne, rischiando la vita per il contagio di una malattia o per l’accidentale coinvolgimento in un conflitto a fuoco, garantirono l’opera della sanità militare, la cui importanza fu fondamentale.

Non bisogna poi dimenticare che la Grande Guerra segnò nella società maschilista del tempo un cambiamento che si rivelò determinante per il nascente processo di emancipazione femminile. Infatti, i posti di lavoro lasciati vacanti dagli uomini partiti per il fronte non poterono che essere occupati dalle donne. Da madri e protettrici del focolare esse divennero lavoratrici nelle fabbriche e nelle industrie, soddisfacendo anche la sempre maggiore necessità di personale soprattutto nel settore metallurgico, date le esigenze di produzione nel periodo bellico. Il sistema patriarcale impedì comunque un più decisivo stravolgimento della considerazione del ruolo della donna nella comunità, facendo in modo che si continuasse a ritenerla una figura secondaria, quasi come se la sua posizione subordinata fosse congenita nella società. La nuova “collocazione” della figura femminile venne dunque vista dai più conformisti non come un bene, ma come un’alzata di testa da parte delle donne. Oggettivamente si può invece affermare che queste ultime rappresentarono una risorsa indispensabile, che contribuì in maniera irrinunciabile a fronteggiare la drammatica situazione. Nonostante ciò, ancora oggi si fanno differenze all’interno della sfera lavorativa in base al genere, senza rendersi conto che in realtà in questo modo si contribuisce alla discriminazione di entrambi i sessi con un conseguente danno per l’intera comunità.

Maria Testoni

3^E Liceo Classico

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