Grazia Deledda donna e scrittrice dall’isola al mondo

Grazia Deledda, attraverso la sua opera, desiderava arrivare con la forza di un’antica tradizione a tutto il popolo italiano e soprattutto alle donne. Il suo sogno era quello di illustrare la vita della propria terra, la Sardegna. Ha raggiunto il proprio obiettivo, forse superando quelle che erano le sue stesse aspettative, visto che nel 1926 il premio Nobel per la letteratura fu assegnato proprio a lei, prima e tuttora unica donna italiana ad averlo ricevuto.
Quella di Grazia Deledda è la storia dell’emancipazione di una ragazza. Frequentò soltanto le prime quattro classi della scuola elementare, poiché ai suoi tempi le donne erano escluse dal proseguimento degli studi e non solo nella società sarda.
Si formò da autodidatta su letture domestiche e a sedici anni, contro la volontà dei genitori, inviò a una rivista di moda romana i propri racconti, che furono immediatamente pubblicati. Si rese subito conto, però, che quel tipo di giornali non rispecchiava la sua esigenza di raccontare la società dalla quale proveniva.
Si sentiva intrappolata in una piccola realtà ma aveva una grande voglia di partire, con l’ambizione di vivere esperienze più gratificanti pur restando legata alla sua terra e alle proprie radici.

Compì il suo primo viaggio alla volta di Cagliari, dove incontrò suo marito.
Attratta da Roma, la capitale, ben presto vi si trasferì assieme a lui.
Agli inizi della sua carriera di scrittrice non fu mai elogiata come meritava, anzi dovette subire molte critiche e pregiudizi. Nonostante ciò, con caparbietà riuscì a realizzarsi. Il tema principale su cui si sofferma nelle sue opere è quello della vita vera. Narra storie d’amore, di dolore e di morte, caratterizzate dal peccato e dal senso di colpa.
Si contraddistingue nel genere del Verismo per la natura lirica e autobiografica della propria ispirazione, oltre che per la sua rappresentazione soggettiva della realtà, a differenza degli altri veristi sempre attenti alla ricerca dell’oggettività.  Nonostante varie vicissitudini, ha sempre dichiarato di «aver avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino».

La caratteristica comune dei suoi personaggi è lo smarrimento della loro coscienza, combattuta tra bene e male. Nelle sue opere le donne e la loro psicologia sono descritte con abilità e accomunate dall’essere considerate personaggi superiori rispetto a quelli maschili, perché dispensatrici di vigore e di forza, oltre che della vita.

Vittoria Michelangeli

3^E Liceo Classico  

 

 

 

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